11/06/2008

Viaggi, hotel, appartamenti e case vacanza

E’ da poco online il sito Viaggi, puoi trovare informazioni utili sulle più importanti mete turistiche italiane ed europee.

Qui troverai i link delle principali mete turistiche italiane divise per zone e regione.

Buon viaggio!!

Abruzzo/Molise

Basilicata

Calabria

Campania

Dolomiti

Elba

Emilia Romagna

Friuli-Venezia Giulia

Ischia

Lago di Como-Lombardia

Lago di Garda

Lago di Ledro-Trentino

Lago di Lugano-Lombardia

Lago d'Orta-Piemonte

Lago Maggiore

Lazio

Liguria

Lombardia

Marche

Piemonte

Puglia

Sardegna

Sicilia

Toscana-Arezzo

Toscana-Chianti

Toscana-Chianti Classico

Toscana-Cortona Trasimeno

Toscana-Costa Etrusca

Toscana-Firenze

Toscana-Firenze campagna

Toscana-Lucca/Pisa

Toscana-Lunigiana

Toscana-Maremma Volterra

Toscana-Mugello

Toscana-Siena TerreSenesi

Toscana-Versilia

Trentino-Alto Adige

Umbria

Valle d'Aosta

Veneto

10/06/2008

Libri e recensioni su My-Libraryblog

Libri : il sito my-libraryblog è un blog ricco di recensioni, sintesi e commenti di libri. Partecipa anche tu alla community che si è sviluppata attorno a questo blog: oltre 170 recensioni e migliaia di commenti ti aspettano.

Queste le recensioni più lette:

Buona lettura!

08/06/2008

Libri

Questo è l’elenco alfabetico dei libri più cercati su omnialibri:

 1 1984   2 Alta fedeltà   3 Alta finanza 
 4 Angeli e demoni   5 Anna Karenina   6 Aspettando Godot 
 7 Bel-Ami   8 Cent’anni di solitudine   9 Come Dio comanda 
 10 Contro il Codice da Vinci   11 Cronaca di una morte annunciata   12 Crypto 
 13 Cuore di tenebra   14 Delitto e castigo   15 Demian 
 16 Di noi tre   17 Donne informate sui fatti   18 Due di due 
 19 Fahrenheit 451   20 Fango   21 Gomorra 
 22 Ho voglia di te   23 I dolori del giovane Werther   24 I love shopping 
 25 I love shopping a New York   26 I love shopping in bianco   27 I Malavoglia 
 28 I pilastri della terra   29 Il barone rampante   30 Il cacciatore di aquiloni 
 31 Il cavaliere inesistente   32 Il codice da Vinci   33 Il coperchio del mare 
 34 Il delfino   35 Il diario di Jane Somers   36 Il fu Mattia Pascal 
 37 Il gabbiano Jonathan Livingston   38 Il giorno della civetta   39 Il giovane Holden 
 40 Il grande Gatsby   41 Il lupo della steppa   42 Il nome della rosa 
 43 Il Piccolo Principe   44 Il processo   45 Il ritratto di Dorian Gray 
 46 Il vecchio e il mare   47 Il visconte dimezzato   48 Io non ho paura 
 49 Io uccido   50 Jane Eyre   51 Kitchen 
 52 La casa degli spiriti   53 La casta. Così i politici italiani sono diventati intoccabili   54 La coscienza di Zeno 
 55 La fattoria degli animali   56 La metamorfosi   57 La mia vita su un piatto 
 58 La ragazza di Bube   59 La signora delle camelie   60 La sovrana lettrice 
 61 La verità del ghiaccio   62 La voce del violino   63 L’abito di piume 
 64 L’amico ritrovato   65 L’amore ai tempi del colera   66 L’armata perduta 
 67 Le affinità elettive   68 L’esclusa   69 L’insostenibile leggerezza dell’essere 
 70 L’ombra del vento   71 Madame Bovary   72 Maruzza Musumeci 
 73 Mastro don Gesualdo   74 Mi chiamo Roberta, ho 40 anni, guadagno 250 euro al mese!   75 mille splendidi soli 
 76 Mondo senza fine   77 Narciso e Boccadoro   78 Non ti muovere 
 79 Novecento   80 Oliver Twist   81 Orgoglio e pregiudizio 
 82 Persuasione   83 Scusa ma ti chiamo amore   84 Se questo è un uomo 
 85 Senilità   86 Seta   87 Siddharta 
 88 Sostiene Pereira   89 Storia di una gabbianella e del gatto che le insegnò a volare   90 Tecniche di seduzione 
 91 Ti prendo e ti porto via   92 Tre metri sopra il cielo   93 Treno di panna 
 94 Tsugumi   95 Una fortuna pericolosa   96 Una vita 
 97 Uno, nessuno e centomila   98 Uto   99 Ventimila leghe sotto i mari 

11/12/2007

Omnialibri

E’ online il nuovo sito OmniaLibri. Sito interamente dedicato al mondo dei libri: recensioni, commenti, informazioni e novità relative ai libri dal mondo dei libri. Di seguito l'elenco dei titoli più venduti della scorsa settimana (fonte: arianna)

Titolo Autore Editore Prezzo
1 Maruzza Musumeci  Andrea Camilleri  Sellerio Editore Palermo   10,00
2 L'amore e il potere....  Bruno Vespa  Mondadori   18,50
3 Mondo senza fine  Ken Follett  Mondadori   20,00
4 La casta...  G. Antonio Stella; Sergio Rizzo  Rizzoli   18,00
5 Voi non sapete. Gli amici, i nemici, la mafia....  Andrea Camilleri  Mondadori   17,00
6 Mille splendidi soli  Khaled Hosseini  Piemme   18,50
7 La speranza indiana. Storie di uomini, città e denaro dalla più grande democrazia del mondo  Federico Rampini  Mondadori   15,00
8 I figli di Húrin  John R. R. Tolkien; C. Tolkien (cur.)  Bompiani   20,00
9 L'eleganza del riccio  Muriel Barbery  E/O   18,00
10 Il cacciatore di aquiloni  Khaled Hosseini  Piemme   17,50
11 Il potere della luce. Fairy Oak. Vol. 3  Elisabetta Gnone  De Agostini   16,90
12 La sovrana lettrice  Alan Bennett  Adelphi   12,00
13 Gomorra. Viaggio nell'impero economico e nel sogno di dominio della camorra  Roberto Saviano  Mondadori   15,50
14 L'ospite inquietante. Il nichilismo e i giovani  Umberto Galimberti  Feltrinelli   12,00
15 Padre Pio. Miracoli e politica nell'Italia del Novecento  Sergio Luzzatto  Einaudi   24,00
 

07/11/2007

Orgoglio e pregiudizio

Jane Austen descrive in maniera poetica, intelligente e ironica la vita delle giovani donne e la società nella campagna inglese del Settecento, anche attraverso una minuziosa caratterizzazione psicologica e comportamentale dei personaggi della storia. Il manoscritto originale fu composto fra il 1796 e il 1797, originariamente con il titolo First Impressions. Fu pubblicato nel 1813 al termine di un processo di revisione iniziato nel 1811. All’epoca in cui scrisse Orgoglio e pregiudizio, la Austen era appena ventenne e viveva nella stessa camera della sorella. Scriveva su semplici quaderni. Non si leggono invece, nella trama, riferimenti ai drammatici eventi storici di quegli anni (primi fra tutti, la rivoluzione francese e l’inizio delle campagne napoleoniche).Bisogna ricordare anche che l’orgoglio è ostinazione, non fa ascoltare nessuno fuorchè sé stessi.

Il romanzo ha come temi principali (che danno il titolo all’opera) l’orgoglio di classe del signor Darcy e il pregiudizio di Elizabeth Bennet nei confronti di quest’ultimo. La trama del romanzo si concentra sulle vicende della famiglia Bennet, composta dai Mr e Mrs Bennet e dalle loro cinque figlie: Jane, Elizabeth, Mary, Catherine e Lydia. L’obbiettivo rimasto a Mrs Bennet è quello di vedere sposata almeno una delle sue figlie il prima possibile. Mrs Bennet è una donna frivola e scarsamente portata a mantenere il necessario contegno in società. Mr Bennet,il suo consorte, è un uomo intelligente e sarcastico che ha trovato il suo tranquillo equilibrio ignorando le intemperanze delle figlie minori, di cui la preferita è Elizabeth, e della moglie, trascurandone tuttavia oltremodo l’effetto. Quando un ricco scapolo, Mr Bingley, si trasferisce a Netherfield, una tenuta in affitto nelle vicinanze, Mrs Bennet freme affinchè le figlie vengano presentate al ricco signore quanto prima. Il primo incontro ha luogo durante il ballo dato da Sir Lucas, vicino di casa dei Bennet, dove la famiglia viene presentata a Mr Bingley, a sua sorella e al misterioso Mr Darcy. Mr Bingley sembra divertirsi parecchio, mentre l’amico Darcy e la sorella rimangono in disparte gran parte della sera, danzando raramente e passando il tempo parlando fra loro. Questo vale a Mr Darcy la fama di ricco signore orgoglioso. Durante il ballo Elizabeth viene definita da Darcy “Appena passabile ma non abbastanza bella da tentarlo”. Elizabeth lo sente e, presa dal suo orgoglio, lo prende in antipatia. Mr Bingley e Jane, invece, ballano tutta la sera con gran diletto. Il giorno successivo le sorelle Bennet passano il pomeriggio a Maryton, la città più vicina, dove normalmente viene dispiegato l’esercito. Le ragazze hanno modo di conoscere Mr Whickham, che dichiara apertamente di conoscere da tempo Darcy e di aver vissuto con lui a lungo durante l’infanzia. A Elizabeth racconta di essere stato defraudato dell’eredità lasciatagli dal padre di Mr Darcy per ovvie gelosie del figlio nei suoi riguardi, condannandolo per sempre alla vita del soldato. Jane va in visita a Netherfield per un thè con Miss Bingley. Durante il tragitto viene sorpresa da un temporale, che le vale un serio raffreddore, costringendola a trattenersi presso i Bingley per qualche giorno. Il padrone di casa appare raggiante, mentre Miss Bingley e Mr Darcy non ne sembrano entusiasti. Durante le visite di Elizabeth a Netherfield per prendersi cura della sorella, Darcy si scopre innamorato della secondogenita Bennet, la cui conoscenza ha occasione di approfondire. Nel frattempo Longburn, la tenuta dei Bennet, viene sconvolta da un nuovo arrivo: il cugino Mr Collins, pastore presso la tenuta di Lady Catherine De Bourgh nel Hertfordshire. Mr Collins è il legittimo erede di Longburn e spera di poter sposare una delle figlie dei Bennet, affinchè queste, qualora Mr Bennet venga a mancare prematuramente, possano avere un tetto. La sua inevitabile scelta ricade immediatamente su Jane, la più bella. Mr Collins viene ben presto informato da Mrs Bennet che Jane sarà presto fidanzata e che pertanto la sua scelta dovrebbe ricadere su Elizabeth. Mr Collins si getta in una corte sfrenata, che culmina con la richiesta della mano della secondogenita Bennet, la quale, basita, rifiuta categoricamente nonostante le rimostranze della madre. Mr Collins, deciso a tornare a casa con una moglie, decide di sposare Charlotte Lucas, la migliore amica di Elizabeth Mr Bingley organizza un ballo a Netherfield, come promesso alle sorelle Bennet. Il suo trasporto nei riguardi di Jane è piuttosto visibile, mentre i sentimenti di Jane sono piuttosto mascherati e poco chiari. Mr Darcy si convince che Jane non è realmente innamorata dell’amico. Inoltre nota la proverbiale frivolezza di Catherine e Lydia, e l’incapacità di mantenere il dovuto contegno di Mr Bennet e Mrs Bennet. Pertanto, si convince che la cosa migliore per Bingley sia quello di lasciare Netherfield al più presto, per non incorrere in un matrimonio sconveniente. Dopo la dipartita di Bingley e la chiusura di Netherfield, Jane viene spedita dagli zii a Londra, mentre Elizabeth parte per l’Hertfordshire in visita a Mrs Collins. Si viene ben presto a sapere che Mrs De Bourgh, mecenate di Mr Collins, è la zia di Mr Darcy, il quale si trova ugualmente a Rosings in visita alla zia. Durante la sua permanenza Elizabeth si imbatte spesso in Mr Darcy, il quale alla fine capitola e si dichiara, non privo del suo famoso orgoglio e con la convinzione che verrà accettato. Elizabeth, che lo rifiuta categoricamente, dichiara che mai potrebbe sposare colui che è stato la causa del dolore di più di una persona, di cui l’ultima la sua cara sorella Jane. Il giorno successivo, Mr Darcy le scrive una lettera di chiarimento in cui la informa di aver agito per il meglio nei riguardi di Bingley e si dilunga a spiegare la sua situazione con Mr Whicham. Pare infatti che quest’ultimo, non soltanto sia per fama un truffatore, ma abbia anche cercato di circuire la sorella di Mr Darcy, Georgiana. Elizabeth, rincasata, riparte con gli zii londinesi per una gita ai laghi, sfiorando la tenuta di Pemberley, di cui Mr Darcy è padrone. Sollevata all’idea che il legittimo padrone non sia in casa, visita con grande interesse la tenuta. Ben presto però, appare ovvio che il padrone è rientrato prima del tempo. Mr Darcy le fa conoscere la sorella minore e invita a cena Mr e Mrs Gardiner, gli zii di Elizabeth. La cena viene però interrotta da una pessima notizia: Lydia, che era in vacanza con il colonnello Forster e moglie a Brighton, è scappata con Whickham. Il rientro di Elizabeth è imminente. La situazione scandalosa provocata da Whickham e Lydia viene presto messa a tacere con un matrimonio di convenienza. Qualche tempo più tardi, Elizabeth viene a sapere dello zio di Londra che Mr Darcy è l’artefice della “pace” tra Whickham e Mr Bennet. La informa infatti che Whickham è stato profumatamente pagato per sposare Lydia. Bingley, insieme a Darcy, va in visita a Longburn per chiedere la mano di Jane, che ovviamente essendone innamorata, l’accetta. Elizabeth, oltre che al normale senso di gratitudine, si rende conto di provare dell’amore nei confronti di Mr Darcy, che tuttavia non si ripropone. Elizabeth viene svegliata una notte da una visita a sopresa di Lady Catherine De Bourgh. La mecenate dei Collins vuole sapere se si è promessa al nipote e le richiede di promettere solennemente che mai si congiungerà in matrimonio con Mr Darcy. Elizabeth rifiuta di promettere alcunchè. Mr Darcy, che viene a sapere dell’accaduto, comprende che Elizabeth nutre qualcosa di nuovo per lui. Il giorno successivo Mr Darcy, in visita con l’amico Bingley presso i Bennet, si ripropone a Elizabeth. L’epilogo è il matrimonio tra Elizabeth e Mr Darcy e quello tra Jane e Mr Bingley.

Fonte: it.wikipedia.org

Altre opere di Jane Austen: Orgoglio e pregiudizio, Persuasione

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Altre recensioni utili: Il codice da Vinci, Tre metri sopra il cielo, Ho voglia di te, Il piccolo principe

Il cacciatore di aquiloni

L’incipit de Il cacciatore di aquiloni di Khaled Hosseini:

«Sono diventato la persona che sono oggi all’età di dodici anni, in una gelida giornata invernale del 1975. Ricordo il momento preciso: ero accovacciato dietro un muro di argilla mezzo diroccato e sbirciavo di nascosto nel vicolo lungo il torrente ghiacciato. È stato tanto tempo fa. Ma non è vero, come dicono molti, che si può seppellire il passato. Il passato si aggrappa con i suoi artigli al presente. Sono ventisei anni che sbircio di nascosto in quel vicolo deserto. Oggi me ne rendo conto. »

Si dice che il tempo guarisca ogni ferita. Ma, per Amir, il passato è una bestia dai lunghi artigli, pronta a riacciuffarlo quando meno se lo aspetta. Sono trascorsi molti anni dal giorno in cui la vita del suo amico Hassan è cambiata per sempre in un vicolo di Kabul. Quel giorno, Amir ha commesso una colpa terribile. Così, quando una telefonata inattesa lo raggiunge nella sua casa di San Francisco, capisce di non avere scelta: deve tornare a casa, per trovare il figlio di Hassan e saldare i conti con i propri errori mai espiati. Ma ad attenderlo, a Kabul, non ci sono solo i fantasmi della sua coscienza. C’è una scoperta sconvolgente, in un mondo violento e sinistro dove le donne sono invisibili, la bellezza è fuorilegge e gli aquiloni non volano più.

Altre opere di Khaled Hosseini : Il cacciatore di aquiloni , Mille splendidi soli


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Altre recensioni utili: Il codice da Vinci, Tre metri sopra il cielo, Ho voglia di te, Il piccolo principe

27/10/2007

Federico Moccia

Figlio d’arte, suo padre Giuseppe Moccia - meglio conosciuto come Pipolo - è stato primo sceneggiatore cinematografico, assieme a Castellano, di varie pellicole con Totò, Franco Franchi e Ciccio Ingrassia ed altri comici nostrani, e poi regista di alcuni tra i maggiori successi commerciali della commedia all’italiana a cavallo tra gli anni ‘70 e ‘80, come ‘Il bisbetico domato’, ‘Attila flagello di Dio’, ‘Il ragazzo di campagna’ o ‘Scuola di ladri’.

Proprio ‘Attila flagello di Dio’ segna anche l’esordio nel mondo del cinema di Federico, che vi partecipa, appena diciannovenne, come aiuto regista. Nel 1987 ci prova quindi da solo, ma ‘Palla al centro’ passa completamente inosservato, costringendolo a passare alla tv: nel 1986 è uno degli sceneggiatori della prima stagione de I ragazzi della 3ª C e nel 1989 partecipa così sia come regista che come sceneggiatore al progetto di ‘College’, telefilm giovanile e giovanilista con Federica Moro. In TV rimane a lungo anche in qualità di autore, scrivendo i testi di molte trasmissioni di successo nel campo dell’intrattenimento come I Cervelloni, Fantastica italiana e Domenica In.

Nel 1992 ha scritto il suo primo libro, il romanzo Tre metri sopra il cielo. In un primo momento Federico Moccia ebbe dei problemi nel trovare una casa editrice che fosse disposta a pubblicare il suo romanzo d’esordio, poi la Feltrinelli decise di pubblicarlo, ma con una tiratura di poche copie. In seguito accadde un fenomeno piuttosto strano: le poche copie del libro venivano fotocopiate dai giovani lettori che si appassionavano sempre di piu.

Intanto, nel 1996, fa un altro tentativo nel cinema col film ‘Classe mista 3A’, da lui scritto e diretto, che si avvale anche della breve partecipazione di Paolo Bonolis: è però un altro fiasco.

Ritorna quindi dietro le quinte televisive, per uscirne però a sorpresa nel 2004, a quarantuno anni, quando il suo libro Tre metri sopra il cielo, dopo il boom di diffusione tra i licei romani, viene rivisto dalla Feltrinelli in una nuova edizione ridotta: il successo è immediato e porta anche ad una riduzione cinematografica, con tanto di ripubblicazione della versione originale ed integrale del 1992. Con il libro Tre metri sopra il cielo Moccia ha vinto il Premio “Torre di Castruccio”, sezione Narrativa 2004 e il Premio “Insula Romana”, sezione Giovani Adulti 2004. Il romanzo è stato venduto in tutti i Paesi d’Europa e persino in Giappone e in Brasile.

Nel 2006 esce il suo secondo romanzo, Ho voglia di te (Feltrinelli), séguito del libro precedente, da cui viene tratto l’omonimo film l’anno seguente.

Nel 2007 nelle librerie regna Scusa ma ti chiamo amore edito da Rizzoli, e il personaggio di Federico Moccia è diventata tanto celebre che è stato imitato più volte da Fiorello nella trasmissione Viva Radio 2 dal 5 marzo 2007 e alla Fiera internazionale del libro di Torino sempre nel 2007.

Anche da questo suo ultimo libro verrà tratto un film, per la regia dello stesso Moccia, con uscita prevista per gennaio 2008. Attore protagonista sarà Raoul Bova.

Attualmente Federico Moccia è impegnato anche come autore televisivo per il programma Ciao Darwin.

Bibliografia

1992 - Tre metri sopra il cielo
2006 - Ho voglia di te
2007 - Scusa ma ti chiamo amore
2007 - Cercasi Niki disperatamente
2007 - La passeggiata - (Corriere della Sera, Racconto)

Fonte: it.wikipedia.org

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19/10/2007

Madame Bovary: riassunto e recensione del libro di Gustave Flaubert

Madame Bovary è un romanzo di Gustave Flaubert che fu posto sotto inchiesta per oscenità dalla pubblica accusa quando venne pubblicato a puntate ne La Revue de Paris tra il 1° ottobre 1856 ed il 15 dicembre 1856, dando luogo ad un processo nel gennaio 1857 che ne accrebbe la fama. Dopo l’assoluzione [1], il 7 febbraio, divenne un bestseller sotto forma di libro nell’aprile del medesimo anno, ed oggi è considerato uno dei primi esempi di romanzo realista.

È imperniato sulla figura della moglie di un dottore, la signora Emma Bovary, che si dà all’adulterio e vive al di sopra dei suoi mezzi per sfuggire alla noia ed alla vacuità della vita di provincia. Benché la trama fondamentale sia piuttosto semplice, se non addirittura stereotipata, l’opera attinge alla vera arte nei dettagli e negli schemi nascosti. Si sa che Flaubert era un perfezionista della scrittura e si faceva un vanto di essere alla perenne ricerca de le mot juste (la parola giusta).

Madame Bovary si svolge nella provincia settentrionale della Francia, presso la città di Rouen in Normandia. Un medico, Charles Bovary, sposa una bella ragazza di campagna, Emma Rouault. Ella è impregnata di desiderio per il lusso e la romanticheria, che le proviene dalla lettura di novelle popolari. Charles è benestante, ma anche noioso e maldestro. Emma crede che la nascita di un maschio “curerà” il loro matrimonio. Quando rimane incinta, ed alla fine partorisce una figlia, si convince che la propria vita è virtualmente finita.

Charles decide che per Emma ci vuole un cambio di scena, e si trasferisce dal villaggio di Tostes (oggi Tôtes) ad un altro villaggio altrettanto deprimente, Yonville (tradizionalmente identificato con la cittadina di Ry). Emma accetta il corteggiamento di una delle prime persone che incontra, un giovane studente di giurisprudenza, Léon Dupuis, che sembra condividere con lei il gusto per le “cose più belle della vita”. Quando egli se ne va per motivi di studio a Parigi, Emma intraprende una relazione con un ricco proprietario terriero, Rodolphe Boulanger. Confusa dalla fantasia romantica, escogita un piano per fuggire con lui. Rodolphe, tuttavia, non l’ama, e rompe l’accordo la sera precedente a quella dell’architettata fuga, mediante una lettera sul fondo di un cesto di albicocche. Lo shock è tale che ella si ammala gravemente, e per qualche tempo si rifugia nella religione.

Emma e Charles assistono all’opera una sera a Rouen, ed Emma incontra daccapo Léon. Iniziano una relazione: Emma si reca in città ogni settimana per incontrarlo, mentre Charles crede che lei prenda lezioni di pianoforte. Al contempo, Emma sta spendendo esorbitanti somme di denaro. Quando i suoi debiti raggiungono valori esplosivi e la gente inizia a sospettare l’adulterio. Dopo che i suoi amanti le hanno rifiutato il denaro per pagare il debito Emma inghiottisce dell’arsenico e muore, in modo penoso e lento. Il leale Charles è sconvolto, tanto più che ritrova le lettere che Rodolphe le scriveva. In breve, muore a sua volta, e la figlia della coppia rimane orfana.

Fonte: it.wikipedia.org

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Altre recensioni utili: La casta, Il giovane Holden, Gomorra, Novecento, Tre metri sopra il cielo.

29/09/2007

Libro Siddharta di Hermann Hesse

Siddharta è un romanzo dello scrittore tedesco Hermann Hesse edito nel 1922.

Considerato dallo stesso Hesse come un “poema indiano”, il romanzo presenta un registro molto originale che unisce lirica ed epica, ma anche narrazione e meditazione, elevazione e sensualità, e che lo rende tutt’ora affascinante.

Il successo del libro arrivò un ventennio dopo la pubblicazione e sulla scia del Premio Nobel conferito ad Hesse nel 1946, e fu frutto soprattutto dei giovani che fecero della figura di Siddharta un compendio dell’inquietudine adolescenziale, dell’ansia di ricerca di sé stessi, dell’orgoglio dell’individuo davanti al mondo ed alla storia, accomunati in un rifiuto senza appello.

Il libro narra la vita di Siddharta, giovane indiano, che cerca la sua strada nei più svariati dei modi. Fin da subito il narratore si dimostra esterno ed onnisciente poiché, benché faccia intuire che la storia di Siddharta è tra le più particolari, non esprime un suo punto di vista. Si può dire che la focalizzazione è quella del giovane.

Infatti è attraverso i suoi occhi che noi vediamo un’India del VI secolo a.C. dominata da molte religioni, da molti modi di vivere, da realtà e ipocrisie.

Siddharta inizia il suo viaggio fiancheggiato dall’inseparabile amico d’infanzia, Govinda, il quale lo ha sempre visto come un saggio. I due decidono di andare a vivere con i “Samana”, pensatori che vivono di poco o nulla, che imparano a impersonarsi con tutto ciò che incontrano. Così fa infatti Siddharta. Dopo aver vissuto con loro, lui e Govinda decidono di andare a vedere il Buddha Gotama, alla quale setta Govinda decide di aggregarsi. Siddharta rimane quindi solo e arriva ad una città, dove conosce la bella Kamala.

La straordinaria maestria di Hesse è ben visibile nei capitoli riguardanti Kamala, in quanto non la nomina mai con un appellativo dalla connotazione negativa, ma lascia intuire il lavoro, moralmente poco “elevato”, della donna. Siddharta decide di imparare l’amore da lei e tramite quello apprende i vari modi di lavorare, di guadagnare, di spendere e di divertirsi.

Il personaggio dell’autore che dapprima sembrava “immacolato” si dimostra soggetto alle debolezze umane, lui che considerava male quei comportamenti e che se ne considerava superiore.

Dopo anni e anni passati con Kamala, Siddharta si dispera, capisce il suo errore e scappa. Qui si ha il climax del libro, Kamala abbandonata dall’uomo che ama e da cui sa di non essere amata porta in grembo un figlio destinato a chiamarsi come il padre. Anche senza dichiararlo apertamente, l’autore lascia intendere che Siddharta incontrerà il figlio.

Questo succederà solo dopo un lungo periodo di transizione dell’ormai uomo Siddharta che, dilaniato dai rimorsi per il suo stile di vita degli ultimi anni, ipotizza per sé il suicidio come forma estrema di purificazione. Ma il caso, forse il destino, lo aiuta: incontra Govinda. L’amico da subito non lo riconosce, anzi si ferma pensando di aiutare uno sconosciuto. L’incontro tra i due è toccante, ma quando si separano si ha di nuovo la sensazione che si rivedranno.

Siddharta ha ritrovato un motivo di vita e cerca una nuova strada, che trova sulle sponde dello stesso fiume nel quale pensava di porre fine alla sua vita. Un vecchio barcaiolo di nome Vesuveda ci abita e condivide con Siddharta l’idea che il fiume sia vivo, che parli, che insegni. Siddharta decide di rimanere con l’uomo da cui imparerà molto, anche durante i lunghi silenzi.

Un’altra scena toccante si ha con il passaggio di Kamala che è in viaggio per trovare Gotama, il Buddha ormai morente; con lei c’è il piccolo Siddharta. Un serpente morde la madre, il piccolo piange e richiama l’attenzione del padre che, riconosciuta la donna, cerca di aiutarla, ma tutto è inutile. Ora Siddharta ha un figlio da crescere. Come in tutti i romanzi c’è l’antagonista dell’eroe, ma è un paradosso: di Siddharta è lo stesso figlio. Il giovane ragazzo è ribelle, non lavora, si annoia, non vuole imparare: totalmente il contrario del padre. Dopo anni di sofferenza, il figlio scappa e Siddharta è costretto a lasciarlo andare: sono troppo diversi per poter convivere. Questo episodio, inoltre, induce Siddharta a pensare a quando anche lui aveva abbandonato suo padre e al dolore che gli aveva sicuramente procurato. Un giorno anche il vecchio barcaiolo lascia Siddharta, recandosi nella foresta, alla ricerca anche lui di altre conoscenze.

E qui si chiude il libro, nel rincontro di Siddharta e Govinda, ormai vecchi, vissuti, sapienti. L’amico ancora una volta non riconosce Siddharta, invecchiato, cambiato. Si raccontano le vite, ma soprattutto Govinda chiede all’amico quale sia, dopo tutti questi anni, la sua filosofia e Siddharta attua un monologo a dir poco affascinante.

Ora c’è da chiedersi se quel che Hesse fa dire al suo personaggio non sia altro che quello che lui ha dedotto da anni di studi sui libri del nonno, ma su una cosa non si può che essere d’accordo: Siddharta è un Buddha.

Ciò che trasmette questo libro non è solo un insegnamento morale, ma una lezione di vita su come giudicare per essere giudicati, su come cercare la conoscenza e su come anche il più puro degli uomini si possa ritrovare nel peccato.

Fonte: it.wikipedia.org

Altre opere di Hermann Hesse : Narciso e Boccadoro, Siddharta.

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22/09/2007

Recensione del libro "L'insostenibile leggerezza dell'essere"

L’insostenibile leggerezza dell’essere (in ceco: Nesnesitelná lehkost bytí) è un romanzo di Milan Kundera scritto nel 1982 e pubblicato per la prima volta in Francia nel 1984.

Il romanzo, che si svolge a Praga negli anni intorno al 1968, descrive la vita degli artisti e degli intellettuali cecoslovacchi nel periodo fra la Primavera di Praga e la successiva invasione da parte dell’Unione Sovietica. La storia si focalizza sul gruppo noto come il Quartetto di Kundera, composto da Tomáš (un chirurgo di fama e successo che perde il suo lavoro a causa delle sue critiche dei comunisti cechi), la sua compagna Tereza (una fotografa), la sua amante Sabina (una pittrice) e l’amante di Sabina, Franz (un professore universitario).

Secondo Kundera, “l’essere” è caratterizzato da una “leggerezza insostenibile” poiché la vita è unica: Einmal ist Keinmal, cioè, tanto vale che ciò che accade una volta sola non accada neanche. Da ciò segue che la vita è priva di significato e le decisioni che prendiano sono di poca importanza. E siccome le decisioni non hanno importanza, sono “leggere” in quanto non ci legano; d’altro canto la loro trascurabilità, quella delle nostre vite e della nostra esistenza è insopportabile.

A causa della tematica del romanzo, alcuni lo definiscono un’opera modernista; altri un’esplosione di post-modernismo.

 Fonte: it.wikipedia.org

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Cent'anni di solitudine - Recensione e riassunto del libro

Cent’anni di solitudine (titolo spagnolo Cien años de soledad,1967) di Gabriel García Márquez è il testamento letterario dell’America Latina, il romanzo che ha svelato l’universo magico e surreale della Colombia.
Con questo romanzo l’autore vinse il premio Nobel per la Letteratura nel 1982.
L’opera narra la storia di una famiglia, i Buendía, seguendone le vicende per sei generazioni, in un mitico villaggio sperduto tra le paludi: Macondo, che per molti aspetti ricalca il paese natale dello scrittore.
Dal fondatore del villaggio e capostipite della famiglia José Arcadio Buendía, si articolano eventi e personaggi che seguono itinerari circolari in un tempo “congelato” attraverso il quale milioni di piccole vicende si intrecciano ma dove tutto resta sostanzialmente invariato attorno a quel fulcro centrale che è il villaggio e la vita che vi si conduce.
La ripetitività del tempo e dei fatti è appunto il grande tema del romanzo, un tema in cui l’autore riconosce la caratteristica della vita colombiana e attraverso cui vediamo delinearsi altri elementi: l’utilizzo di un “realismo magico” che mostra un microcosmo arcano in cui la linea di demarcazione fra vivi e morti non è più così nitida e in cui ai vivi è dato il dono tragico della chiaroveggenza, il tutto con un messaggio cinicamente drammatico di fondo.

La solitudine del titolo è dunque la condizione di ogni uomo all’interno di questo microcosmo: i vivi si agitano e combattono senza tuttavia muoversi da uno stesso punto e i morti ritornano sulla terra come sagome, così solitarie e affrante che finiscono per diventare amiche di quelli che erano stati in vita i loro peggiori nemici.
Il messaggio finale, che dà tutto il senso della tragedia umana, mostra come infine tutte le vicende attraversate dai personaggi portino l’ultimo della stirpe a comprendere l’entità dell’incapacità di evolversi. Troppo tardi, perché nel momento stesso in cui egli arriva alla scoperta che ha valso cent’anni di solitudine, scatta la punizione “divina” sotto forma di un biblico vento che spazzerà via ogni traccia del villaggio, ormai quasi una cittadina, e dei suoi abitanti.Insomma, in definitiva la storia corale della famiglia Buendìa, affollato crocevia di speranze, desideri e sogni… una famiglia così densa ed impregnata di forti sentimenti ma così chiusa nelle sue effimere illusioni da sprofondare nella più sconsolante e più irrimediabile delle solitudini.

Fonte: it.wikipedia.org

Altre opere di Gabriel García Márquez : Cronaca di una morte annunciata, Cent’anni di solitudine.

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07/09/2007

Recensione del libro "L'amico ritrovato" di Fred Uhlman

L’amico ritrovato è un romanzo dello scrittore ebreo tedesco Fred Uhlmann. Il libro è stato pubblicato la prima volta nel 1971 a Londra. Nel 1989 né è stata tratta una versione cinematografica.

L’amico ritrovato narra la storia di Hans Schwarz, un ragazzo di origine ebrea che viveva a Stoccarda durante gli anni del Nazismo.

Un giorno nella sua classe entrò un nuovo compagno, Konradin Von Hohenfels, di cui Hans immediatamente subì il fascino. Questo perché Konradin appariva come un ragazzo semplice, educato, ben vestito ed era diverso dai suoi compagni di classe maleducati e grossolani.

Inizialmente nessuno parlava con Konradin perché tutti erano timidi, per questo sembrava che lo evitassero. In seguito tutti i ragazzi che provenivano da famiglie illustri cercavano di rendersi interessanti ai suoi occhi, ma Konradin sembrava stare sulle sue, come prima. Dopo fu la volta della “caviale”, il gruppo dei ragazzi “intellettuali” della classe che però non suscitavano interesse in quel misterioso ragazzo. Hans, invece, cercava di attirare la sua attenzione in tutti i modi possibili e un giorno, mentre tornavano da scuola, Konradin lo salutò e da lì nacque una profonda amicizia. Hans e Konradin passavano tutti i pomeriggi insieme, passeggiando nei viali e parlando dei più svariati argomenti.

Un giorno Hans invitò il suo nuovo amico a casa sua, lo presentò ai genitori e gli fece vedere la sua stanza e la sua collezione di monete a cui era particolarmente affezionato. La casa di Konradin, era una casa grande e maestosa rispetto a quella di Hans, piccola e modesta. Molte volte i due ragazzi trascorrevano interi pomeriggi a casa di uno o dell’altro, ma Hans non riuscì a vedere neanche una volta i genitori di Konradin e spesso si chiedeva il perché.

Un giorno Hans andò a teatro e, inaspettatamente, vide lì anche il suo amico con la famiglia. Konradin, quella sera, non salutò Hans nonostante entrambi si fossero visti. Hans rimase molto turbato da questa cosa, infatti il giorno seguente chiese spiegazioni a Konradin, il quale gli disse che non lo aveva presentato ai genitori perché la madre odiava gli ebrei, li temeva e suo padre appoggiava in questo la madre perché ne era profondamente innamorato.

Da quel momento in poi il loro rapporto cambiò, anche se non radicalmente. Le cose peggiorarono quando cominciarono a diffondersi le leggi razziali, infatti già a scuola non consideravano più Hans, ebreo, persino i professori, nonostante il suo rendimento scolastico fosse eccellente. I genitori di Hans prevedevano che le cose sarebbero peggiorate, per questo mandarono il figlio da alcuni zii in America, mentre loro rimasero in Germania, dove si suicidarono.

Konradin si era schierato come i suoi genitori dalla parte di Hitler, che considerava l’unico uomo capace di salvare la Germania.

Hans, in America, studiò legge, anche se avrebbe desiderato fare il poeta. Un giorno gli arrivò una lettera dal liceo di Stoccarda, con la richiesta di un contributo per la costruzione di un monumento commemorativo ai compagni caduti nella seconda guerra mondiale. Egli lesse i nomi della lista dei caduti evitando la lettera “h”. infine spinto dalla curiosità lesse: “von Hohenfels, Konradin. Implicato nella congiura per assassinare Adolf Hitler. Giustiziato.” Così si chiude il racconto, con la rivelazione che Konradin è passato dalla parte del bene sacrificando la sua vita.

Fonte: it.wikipedia.org

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Recensione del libro "Il giorno della civetta" di Leonardo Sciascia

Il giorno della civetta è un romanzo di Leonardo Sciascia, terminato nel 1960 e pubblicato per la prima volta nel 1961 dalla casa editrice Einaudi.

Il racconto trae lo spunto dall’omicidio di Accursio Miraglia, un sindacalista comunista, avvenuto a Sciacca nel gennaio del 1947 ad opera della mafia.

Sciascia aveva già iniziato a scrivere di mafia nel 1957 recensendo il libro di Renato Candida, comandante dei carabinieri ad Agrigento, al quale l’autore si ispira per il personaggio, protagonista del romanzo, Bellodi.

La prima edizione venne anticipata sulla Rivista “Mondo Nuovo” del 9 ottobre 1960 e la prima edizione comparve con una “Nota” che dichiarava la verità sottintesa alla finzione del romanzo scritta in una libertà non piena ma significativa nei confronti di una letteratura che fino a quel momento aveva fornito della mafia una rappresentazione apologetica e di una società che, negli organi politici e d’informazione, ne negava addirittura l’esistenza.

Nella piazza di S., un paese di mare della Sicilia, Salvatore Colasberna, ex muratore e socio di una piccola impresa edilizia, viene assassinato mentre sale sul pullman per Palermo.

All’arrivo della forza pubblica i passeggeri si allontanano alla chetichella, l’autobus resta vuoto e nessuno riconosce il morto. L’autista, il bigliettaio non ricordano chi ci fosse sull’autobus al momento dell’assassinio. Il venditore di panelle che era rimasto a terra al momento del delitto è scomparso. Un carabiniere lo trova all’ingresso della scuola elementare e lo accompagna dal maresciallo. Ma neppure lui sa nulla e afferma che non si è nemmeno accorto che abbiano sparato. Dopo due ore di interrogatorio il panellaro ricorda che all’angolo tra via Cavour e piazza Garibaldi, tra le sei e le sei e trenta, sono venuti due lampi di fuoco. Le indagini vengono affidate a Bellodi, capitano dei carabinieri della compagnia di C., emiliano di Parma, ex partigiano, destinato alla carriera di avvocato ma rimasto in servizio in nome di alti ideali.

Bellodi è deciso ad indagare senza arrendersi davanti al muro di silenzio e omertà che gli si crea intorno e arriva a scoprire i rapporti che legano la criminalità mafiosa e politica.

Intanto in un Caffè di Roma, un ricco possidente chiede ad un onorevole del suo partito (che si intuisce essere la DC) di far trasferire Bellodi. Bellodi intanto interroga un ambiguo confidente, dai doppi giochi noti alla mafia, un certo Calogero Dibella detto Parrinieddu e ricava una pista che si rivela falsa, ma in compenso riesce a sapere il nome di Santo Pizzuco che si rivela utile.

Il nome del presunto killer, un certo Diego Marchica detto Zicchinetta, viene dato a Bellodi dalla moglie di Paolo Nicolosi, un potatore scomparso e certamente ucciso per aver riconosciuto l’assassino. Bellodi scopre nel fascicolo investigativo di Marchica, che è un noto sicario, una fotografia che lo ritrae insieme a don Calogero Guicciardo e all’onorevole Livigni.

Nel frattempo Parrineddu viene assassinato e Bellodi ottiene che Marchica, Pizzuco e il padrino don Mariano Arena vengano fermati, ma l’interrogatorio si risolve in un nulla di fatto.

I giornali fanno molto clamore e pubblicano le foto di Arena insieme a Mancuso. Questo fatto porta a un dibattito in Parlamento al quale partecipano anche due anonimi mafiosi e alcuni onorevoli e durante il dibattito un sottosegretario dichiara che la mafia esiste solamente “nella fantasia dei socialcomunisti”.

Bellodi, che intanto era andato a Parma perché gli era stata obbligata una vacanza, legge sui giornali che il castello probatorio è stato smantellato grazie ad un alibi di ferro costruito da rispettosissimi personaggi per il Marchica.

Quanto sembrava essere stato svelato sulla realtà mafiosa viene cancellato e la tesi viene sostituita con quella di un delitto passionale e don Mariano viene scarcerato.

Con i pensieri e l’ultima affermazione di Bellodi il romanzo si chiude: “Bellodi si sentiva come un convalescente: sensibilissimo, tenero, affamato. “Al diavolo la Sicilia, al diavolo tutto”. Rincasò verso mezzanotte, attraversando tutta la città a piedi. Parma era incantata di neve, silenziosa, deserta. “In Sicilia le nevicate sono rare” pensò: e che forse il carattere delle civiltà era dato dalla neve o dal sole, secondo che neve o sole prevalessero. Si sentiva un po’ confuso. Ma prima di arrivare a casa sapeva, lucidamente, di amare la Sicilia e che ci sarebbe tornato. “Mi ci romperò la testa” disse a voce alta.”

Fonte: it.wikipedia.org

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04/09/2007

Recensione del libro "La metamorfosi"

La Metamorfosi è il racconto più noto dello scrittore boemo Franz Kafka. Il titolo originale dell’opera, in tedesco, è Die Verwandlung e venne pubblicata per la prima volta nel 1912.

L’opera è il racconto di un uomo comune, Gregor Samsa, un modesto impiegato che un mattino si sveglia e si accorge di essersi trasformato in un enorme scarafaggio. La prima reazione dell’uomo non è di sgomento, né di meraviglia per il suo nuovo stato, ed anzi si preoccupa più del modo in cui andare al lavoro (è commesso viaggiatore) in quelle condizioni, tenendo conto anche del fatto che era in mostruoso ritardo. Nonostante i suoi tentativi di tenere nascosta la sua situazione al resto della famiglia ed al procuratore suo superiore e datore di lavoro, questi ultimi riescono ad entrare nella stanza. Il terrore che colpisce i suoi famigliari ed il procuratore, tuttavia, li obbliga a richiudere immediatamente la porta, spingendo il povero Gregor dentro con un bastone. La vista di Gregor in quelle condizioni porta a reazioni di orrore in tutti loro (la madre sviene, il padre piange ed il procuratore ha un gesto d’orrore).

Il resto del racconto narra della nuova vita di Gregor Samsa, abbandonato da tutti tranne che dalla sorella Grete che si preoccupa di lui e gli procura il cibo. Le reazioni del padre e della madre sono tuttavia ancora ostili: una volta Gregor prova ad uscire dalla sua stanza, provocando lo svenimento della madre e l’attacco del padre con il lancio di alcune mele: una di queste lo colpisce e lo ferisce.

Dopo poco tempo, tuttavia, Gregor viene completamente abbandonato a sé stesso, anche dalla sorella che nel frattempo ha trovato un lavoro, ed il conseguente malessere lo porta in uno stato tale da rifiutare il cibo offertogli fino a giungere ad una morte lenta, causata dal rifiuto nei suoi confronti della sua famiglia. Agli occhi della famiglia, infatti, egli è divenuto un peso, visti anche i problemi economici che i famigliari devono affrontare a causa della perdita del lavoro di Gregor, unico componente della famiglia che lavorava. Il padre, con cui aveva avuto dei contrasti, arriva persino a pensare a come liberarsi del figlio, visto ormai solo come un mostro.

Il cadavere di Gregor viene infine gettato nella spazzatura, ed il suo nome completamente dimenticato dalla famiglia, che riesce a risollevarsi dai problemi economici che l’avevano afflitta.

Fonte: it.wikipedia.org

Altre Opere di Franz Kafka: La metamorfosi, Il processo.

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26/08/2007

Come Dio comanda - Recensione del libro

Sintesi di Come Dio comanda 

Rino e Cristiano Zena sono padre e figlio, e sono una famiglia, perché la madre se n’è andata e loro vivono soli. Cristiano potrebbe essere un adolescente come tanti, ma è Rino a non essere un padre come gli altri: disoccupato, emarginato, violento, alcolista, tenuto sotto controllo dall’assistenza sociale che minaccia di revocargli la custodia del figlio. Rino tuttavia ama Cristiano e si dedica a lui: con tenerezza, con affetto vero lo educa alla violenza e al culto della forza. Con i suoi amici Danilo e Quattro Formaggi non costituisce soltanto un trio di balordi, ma un vero e proprio clan, appassionato e affettuoso, che si prende cura del ragazzo. Alle loro vicende si intrecciano quelle della ragazzina di cui Cristiano è segretamente innamorato, Fabiana, e della sua amica Marina.

Descrizione

A cinque anni dallo strepitoso successo di Io non ho paura, diventato anche film nel 2003 con la regia di Gabriele Salvatores, Niccolò Ammaniti torna a far parlare di sé con un nuovo romanzo che, oltre a raccontare la storia di un ragazzino e suo padre, ci restituisce anche un ritratto dell’Italia d’oggi, con le sue trasformazioni, le sue contraddizioni, le sue brutture. In un paesaggio di desolanti periferie, dove si susseguono centri commerciali, capannoni e baracche, dove gli uomini e le donne trascorrono il tempo a imbottirsi di fiction o soap opera confrontando la realtà con le vicende ideali dei personaggi televisivi, dove l’ignoranza e l’indigenza sfociano nella violenza, si snodano le esistenze di Rino e Cristiano Zena: il loro complicato e tragico rapporto di padre e figlio è il fulcro del romanzo di Ammaniti, da cui si dipanano i rivoli di una vicenda apocalittica in cui convivono orrore e disincantato umorismo. I protagonisti sono figure ai margini, personaggi “estremi”, estremamente violenti, estremamente instabili ma anche, seppur a modo loro, estremamente capaci di amare; annaspano in un mondo in continuo cambiamento, travolti dalle loro paure, dal loro odio per chi è debole e diverso, in primo luogo gli extracomunitari, dal terrore di perdere le loro certezze, il lavoro, gli affetti. Per uscire dal tunnel e dare una svolta alle loro vite, Rino e i suoi due amici, lo squinternato e libidinoso Corrado Rumitz, detto Quattro Formaggi «per un’insana passione per la pizza ai quattro formaggi con cui si era nutrito per gran parte dei suoi trentotto anni», e Danilo Aprea, segnato dalla morte della figlia e dall’abbandono della moglie, decidono di compiere il colpo della vita: svaligiare un bancomat. Nel loro piano si trovano però coinvolte anche la ragazzina di cui Cristiano è segretamente innamorato, Fabiana, e della sua amica Marina, coppia di adolescenti simbiotiche e un po’ sbandate, a cui nella vita non manca veramente nulla, se non forse dei genitori capaci di costituire in qualche modo un punto di riferimento. Una notte sarà decisiva per le vite di tutti loro: in quella notte la grande tempesta sconvolgerà la pianura sradicando alberi e scoperchiando capannoni industriali e trascinerà tutti i protagonisti della vicenda verso l’occhio del ciclone…
Personaggi di forte spessore, che colpiscono per la loro sorprendente umanità, l’ambientazione suggestiva e allo stesso tempo realistica, la trama dal ritmo incalzante e dai risvolti imprevedibili, la capacità di tratteggiare un ritratto vivace e grottesco della società contemporanea, sono questi gli ingredienti del nuovo romanzo di Niccolò Ammaniti, che già si preannuncia destinato a un successo non minore dei suoi precedenti.

Ascolta la lettura delle prime pagine del libro su RadioAlt.

Ascolta la presentazione del libro su RadioAlt.

Fonte: www.ibs.it

Altri romanzi di Niccolò Ammaniti: Come Dio comanda, Io non ho paura

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Recensione e riassunto del libro "Il barone rampante" di Italo Calvino

Il barone rampante è un romanzo di Italo Calvino scritto nel 1957, secondo capitolo della “trilogia araldica”, insieme a Il visconte dimezzato (1952) e Il cavaliere inesistente (1959).

Ambientato in un paesino immaginario della riviera ligure, Ombrosa, rappresenta come tema centrale la visione dell’autore, poco incline a giudizi e opinioni ottusi e assoluti. Il comportamento stesso del protagonista si rifà a un’idea di rifiuto delle regole preconcette e di accettazione delle diversità.

Il romanzo è narrato da Biagio, fratello minore del protagonista, ed è la storia di un giovane barone, Cosimo Piovasco di Rondò, primogenito di una famiglia nobile “momentaneamente” decaduta. Il fatto principale è rappresentato da un futile litigio avvenuto il 15 giugno 1767 nella tenuta di Ombrosa, tra Cosimo adolescente e suo padre, dopo il quale Cosimo salirà sugli alberi del giardino di casa per non scenderne mai più.

Dopo il litigio, la vita del protagonista si svolgerà sempre sugli alberi, prima nel giardino di famiglia e, in seguito, nei boschi del circondario, inframezzata da parentesi in terre lontane seppur collegate per «via vegetale» alla tenuta del barone. La vita di Cosimo sarà piena di eventi, a partire dalle scorribande con i ladruncoli di frutta fino ad arrivare alle giornate trascorse a caccia o assorto nella lettura. Nella vita del barone non mancheranno delle relazioni amorose, infatti, durante i suoi viaggi Cosimo conoscerà ad Olivabassa, un paesino confinante con Ombrosa, degli esiliati spagnoli e si innamorerà di Ursula che però, terminato l’esilio, ritornerà in Spagna mettendo fine alla loro storia.

La sua fama si diffonde con rapidità e toni impensabili per l’epoca d’ambientazione del racconto. Se all’inizio Cosimo diviene famoso come fenomeno da baraccone e la sua famiglia quasi se ne vergogna, in seguito interagisce anche con personaggi come Diderot, Rousseau, Napoleone e lo Zar di Russia, stratagemma che Calvino usa probabilmente per conferire dignità e importanza a un personaggio in parte autobiografico. Cosimo scrive anche un Progetto di Costituzione di uno Stato ideale fondato sugli alberi, opera che contribuisce alla fama e al rispetto di cui sopra.

Il ritorno di Viola, suo primo amore, fa esplodere un sentimento reciproco in realtà sempre esistito, che si concluderà tristemente per una serie di equivoci e cose non dette. Quello tra i due è un amore fortissimo, ma in qualche modo distruttivo per entrambi, costellato da litigi furibondi e da riconciliazioni, da fughe e da ritorni. Nonostante poi la relazione termini l’amore non cesserà mai e dal momento della separazione il barone di Rondò non sarà più lo stesso. Cosimo ormai malato e moribondo viene assistito dall’intera comunità di Ombrosa, ma agli inviti e alle preghiere di abbandonare gli alberi egli si rifiuta sempre in maniera categorica. Un giorno sorprendendo tutti si arrampica sulla cima di albero altissimo e, approfittando di una mongolfiera di passaggio vi si aggrappa. Così, senza tradire il suo intento di non rimettere più piede sulla terra, scompare nel mare.

Fonte: it.wikipedia.org

Altre opere di Calvino:  Il visconte dimezzato , Il cavaliere inesistente , Il barone rampante

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25/08/2007

Luigi Pirandello - Uno nessuno e centomila

Uno, nessuno e centomila è una delle opere più famose di Luigi Pirandello. Iniziata già nel 1909, esce solo nel 1926, prima sotto forma di rivista e poi di volume. Quest’opera, l’ultima di Pirandello, riesce a sintetizzare il pensiero dell’autore nel modo più completo. L’autore stesso, in una lettera autobiografica, definisce quest’opera come il romanzo “più amaro di tutti, profondamente umoristico, di scomposizione della vita”. Il protagonista, infatti, può essere considerato come uno dei personaggi più complessi del mondo pirandelliano, e sicuramente il più pieno di autoconsapevolezza di questo mondo. Dal punto di vista formale, stilistico, si può vedere la forte inclinazione al monologo del protagonista, che molto spesso si rivolge al lettore, ponendogli interrogativi e problemi in modo da coinvolgerlo direttamente nella vicenda, che è senza dubbio di portata universale. La lunga gestazione dell’opera potrebbe far pensare che essa sia frammentaria e disorganizzata. Al contrario essa può essere considerata come l’apice della carriera dell’autore e della sua tensione narrativa.

Il protagonista di questa vicenda, Vitangelo Moscarda, è una persona ordinaria, che ha ereditato da giovane la banca del padre e vive di rendita affidando a due fidi collaboratori la gestione dell’impresa. Un giorno, tuttavia, in seguito alla rivelazione da parte della moglie di un suo difetto fisico (il naso leggermente storto, di cui non si era mai accorto), inizia a scoprire che le persone intorno a lui hanno un’immagine della sua persona completamente diversa da quella che lui ha di sé. È la consapevolezza di essere presente nelle persone intorno a lui in centomila forme differenti che accende il desiderio di distruggere queste forme a lui estranee, con l’obiettivo di scoprire il vero sé. Inizia, quindi, ad agire con il fine di strappare queste immagini sbagliate di sé che sono nelle persone, iniziando con la moglie e il suo Gengè (il nomignolo con cui lo chiamava e cui ella affidava l’immagine del marito). La sua prima consapevolezza, dunque, ha come oggetto ciò che non è, e nel tentativo di distruggere queste errate convinzioni, apre la strada per la scoperta di ciò che è. La difficoltà, però, sta nel conoscere sé stesso, la vera essenza di sé. Vitangelo Moscarda tenta di sorprenderla in un attimo in cui si affaccia sulla realtà, ma nel momento in cui si rende conto di ciò, la fa scomparire. Ne deriva l’impossibilità a conoscere l’io profondo, l’essenza stessa di sé.

Il protagonista arriverà alla follia, che non è considerata in modo negativo, ma è considerata come un momento in cui, sospesi tutti i comportamenti prima automatici, la facoltà percettiva riesce ad allargarsi e vedere il mondo con “altri occhi”, perché finalmente libera dalle regole consuete.

L’opera finisce con la presentazione della “vera vita”, finalmente libera dalle costrizioni, capace di rinascere ogni attimo.Vitangelo Moscarda capisce che l’unico modo per liberarsi dalla prigione in cui la vita ci rinchiude, non basta cambiare nome, ma bisogna rifiutare completamente ogni nome, visto come la rappresentazione della forma di una cosa, la sua parte statica. Ma, proprio perché la vita non è statica, il nome rappresenta proprio la morte. Dunque l’unico modo per vivere in ogni istante è vivere attimo per attimo la vita, rinascendo ogni attimo in modo diverso.

Fonte: it.wikipedia.org

Altre opere: Il fu Mattia Pascal,  L’esclusa

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22/08/2007

Charles Dickens - Recensione di Oliver Twist

Oliver Twist è un romanzo del 1838 di Charles Dickens. Fu pubblicato in origine a puntate.

Come molti lavori di Dickens, Oliver Twist tendeva a portare all’attenzione dell’opinione pubblica una serie di mali dell’epoca, fra i quali il lavoro in fabbrica, il lavoro minorile, il reclutamento di bambini per il crimine, le condizioni igeniche nelle città. Anche se intende sollevare problemi molto seri, svelando la fondamentale ipocrisia dell’epoca vittoriana, il romanzo è sarcastico ed ha tratti di humour nero che ne alleggeriscono la lettura. Oliver Twist è stato utilizzato come soggetto per molti adattamenti cinematografici e televisivi. I più celebri adattamenti per il grande schermo sono stati realizzati da David Lean nel 1948 e da Roman Polański nel 2005. Nel 1988 la Walt Disney Pictures ha realizzato un film di animazione ispirato al romanzo, Oliver & Company. Il romanzo ha inoltre fornito lo spunto per un musical inglese di successo, intitolato Oliver!.

Alla periferia di Londra Oliver è un piccolo orfano. La mamma è morta subito dopo averlo dato alla luce ed il padre è sconosciuto. Il neonato finisce quindi all’orfanotrofio dei poveri. Il terribile orfanotrofio è finanziato dalla chiesa tutti i soldi sono intascati dai gestori ed i piccoli sopravvivono a stento. Il piccolo è succube dei grandi e non può essere aiutato dai suoi coetanei poiché tutti hanno il solo scopo di sopravvivere alla situazione disumana in cui si trovano. Vessato dai compagni e dagli insegnanti il piccolo Oliver diventa un problema per la direttrice e per il “mazziere”, un arido uomo che sovraintende alla disciplina dei ragazzi. Dopo l’ennesimo episodio in cui è coinvolto Oliver la direttrice dell’istituto cerca di liberarsene. Viene mandato a servire presso un fabbricante di bare che non lesina percosse. Dopo poco tempo Oliver esasperato scappa cercando fortuna raggiungendo a piedi la grande città. Quando arriva a Londra è allo stremo delle forze, incontra per strada un coetaneo che lo aiuta e lo porta con sè. Il ragazzo e altri fanciulli fanno capo ad un vecchio ebreo di nome Fagin, ricettatore di merce rubata. Ospitato nella casa di Fagin al ragazzo viene, a poco a poco, insegnato dall’ebreo e dai ragazzi, il mestiere del ladro. Oliver è ancora ingenuo e non riesce ad interpretare i sentimenti che lo sconvolgono, inizia ugualmente a capire la razza di compagnia in cui si è imbattuto. La sua sorte non volge al meglio.

Il suo primo lavoro è quello di rubare dalle tasche di benestanti e distratti passanti qualsiasi oggetto prezioso riesca a racimolare. In quest’occasione è affiancato da due compagni. Il giovane benché innocente viene rincorso e arrestato, mentre i veri ladruncoli riescono a fuggire. Finito in prigione e interrogato dalla polizia capisce di che pasta siano gli uomini della legge. In seguito, liberato grazie ad una testimonianza favorevole, viene notato da un anziano libraio e accolto nella sua casa. Finalmente per il povero Oliver inizia un periodo favorevole.

Il periodo è breve e caduto nuovamente in disgrazia al soldo della banda di ladri il ragazzo sarà subdolamente minacciato e costretto ad aiutare il rozzo e alcolizzato ladro di nome Sikes a rapinare una villa. Il compito del segaligneo ragazzo è quello di penetrare in una stretta apertura della casa e una volta dentro recarsi alla porta per aprire al ladro. Oliver viene però sentito dai domestici del padrone di casa e da questi ferito con un colpo di arma da fuoco. Il ladro scappa e lui rischia la morte. I servi accorgendosi che si tratta di un fanciullo lo affidano alle cure della figlia del padrone, Mr. Brownlow, che lo tratta come un fratello caduto in disgrazia. Oliver torna in forze e acquista sicurezza in sé stesso. Ora viene anche istruito e sta forse raggiungendo una dimensione di vita più normale, quella che ogni ragazzino dovrebbe avere.

Dopo qualche tempo i loschi ex compagni rapiscono il ragazzo mentre si reca in città. Vogliono servirsi ancora una volta di lui per ottenere un lauto riscatto. Dopo nuove vicissitudini, tra cui la comparsa di un fratellastro, che conoscendo le origini. I malvagi personaggi che per tutta la sua breve vita l’hanno angustiato saranno tutti assicurati alla giustizia e subiranno la giusta condanna.

Fonte: it.wikipedia.org

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21/08/2007

Riassunto e recensione del libro "Crypto" di Dan Brown

Ha stregato il pubblico di tutto il mondo con l’ormai famosissimo e controverso Codice da Vinci e con i romanzi Angeli e demoni e La verità del ghiaccio, ora Dan Brown torna nelle librerie italiane con il suo primo libro, Crypto, già pubblicato in America con il titolo originale Digital Fortress, un tecno-thriller appassionante che affronta un tema di questi tempi particolarmente attuale e problematico: il conflitto tra libertà personali e salvaguardia della sicurezza internazionale.
La vicenda ruota attorno alla NSA, la National Security Agency americana, un’organizzazione governativa che protegge le comunicazioni riservate degli Stati Uniti grazie a un sofisticato ritrovato della tecnica informatica, denominato TRANSLTR, di cui tutti ignorano l’esistenza, un supercomputer preposto alla decrittazione in tempo reale di ogni tipo di codice, anche quelli più complessi. Come una sorta di Grande Fratello, l’NSA è in grado di intercettare qualsiasi comunicazione via Internet, dalle email dei semplici cittadini alle comunicazioni strategicamente rilevanti. Il controllo sulle comunicazioni esercitato dall’agenzia è senza limiti e la rende una temibile minaccia alla privacy e alla libertà. Per scongiurare questo pericolo, uno scienziato giapponese, Ensei Tankado, inventa un programma in grado di creare codici impenetrabili anche per TRANSLTR. Ben presto questo codice misterioso, che gira indisturbato in rete, avrà un nome: Digital Fortress, la fortezza digitale. La chiave della sua inespugnabilità è letteralmente tra le dita del suo creatore, essendo stata incisa sul retro di un anello che lui stesso porta al mignolo. Ma Tankado muore in un attacco cardiaco più che sospetto nella lontana Siviglia e l’anello sparisce. Entrano a questo punto in azione il giovane e brillante Dave Becker, esperto di lingue che collabora con l’NSA per la decrittazione dei codici, e l’affascinante Susan Fletcher, sua fidanzata e matematica dell’agenzia a capo della divisione Crypto. Mentre Dave viene inviato in Spagna per recuperare il prezioso anello, che dopo la morte di Tankado passa inarrestabilmente di mano in mano, Susan rimane alla base nel tentativo di scoprire l’identità di North Dakota, l’inafferrabile socio di Tankado che custodisce una seconda chiave d’accesso a Digital Fortress. Impossessarsene è l’unico mezzo per appropriarsi del programma, ma è più rischioso del previsto perché North Dakota ha deciso di fare il doppio gioco e di vendere la chiave a caro prezzo allo spregiudicato magnate dell’informatica giapponese. Insomma, tra coloro che cercano l’accesso alla Fortezza Digitale per gli scopi più oscuri, c’è più di un insospettabile… Toccherà a David e a Susan scoprire chi si cela dietro al complotto, in una corsa contro il tempo, che coinvolge ignari turisti canadesi, affascinanti bellezze spagnole, giovani punk, killer spietati, geni dell’informatica, traditori e affaristi senza scrupoli.
Con grande abilità narrativa, Dan Brown crea un intreccio complesso, in cui personaggi positivi e negativi si confondono in maniera inestricabile, una trama mozzafiato che attanaglia i lettori, li coinvolge nella ricerca della verità e svela solo nelle ultime pagine la soluzione del mistero.

Fonte: www.ibs.it

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19/08/2007

Riassunto e recensione del libro "Mille splendidi soli" di Khaled Hosseini

Animato della stessa straordinaria forza narrativa che ha fatto del precedente romanzo un classico amato in tutto il mondo, Mille splendidi soli è un’incredibile cronaca della storia dell’Afghanistan degli ultimi trent’anni e una commovente storia di famiglia, amicizia, fede e della salvezza che possiamo trovare forse solo nell’amore.
Khaled Hosseini, subito dopo l’uscita di Il cacciatore di aquiloni e in occasione di un viaggio in Afghanistan, ventisette anni dopo averlo lasciato per gli Stati Uniti, aveva promesso che il prossimo libro avrebbe raccontato le donne afgane. Questo nuovo romanzo, infatti, parla di due donne, nascoste dietro al burqua, della vita travolta dalla paura di padri e mariti padroni “dal cuore spregevole”, dell’isolamento, della rassegnazione, ma anche dell’amore, del coraggio, persino del riscatto. Ma c’è molto di più tra queste pagine: ancora una volta Hosseini ci fa precipitare tra le pieghe della Storia di un paese tormentato – e per noi occidentali ancora misterioso –. La storia inizia ai tempi del re, quando, nonostante famiglie più tradizionaliste facessero indossare il burqua alle donne e la mentalità maschilista pashtun, tutta “onore e orgoglio”, fosse quella prevalente, c’erano la musica, i film occidentali, i colori accesi dei mercati e per le città si potevano anche trovare donne da volto scoperto e le unghie laccate di rosso. È in questo periodo, nel 1959, che viene al mondo Mariam, una harami, una bastarda, nata dalla relazione tra uno degli uomini più ricchi di Herat, Jalil Khan, e la sua serva. Le prime pagina scorrono la vita di Mariam e di sua madre, confinate in una kolba, il rifiuto sociale, l’impossibilità di un’educazione e di una vita “normale”. La narrazione prende una piega diversa dopo il suicidio di Nana, la madre di Mariam: la ragazza, appena quindicenne, viene data in sposa a Rashid, un calzolaio di Kabul. Inizia così una nuova vita, in un paese sconosciuto, scandito dalle preghiere, i mullah, il tandur, i locali che vendono kebab. E il burqua. Anche se Rashid all’inizio non sembra male, una serie di aborti spontanei di Mariam dà inizio alla fine: il disprezzo, la violenza, la sofferenza.
Nella casa accanto, vivono Fariba e Hakim: lui è professore di scuole superiori e vuole che i suoi figli abbiano la migliore istruzione – anche la piccola Laila ne merita una, soprattutto dopo che i fratelli maggiori, Ahmad e Nur, a seguito del colpo di stato comunista del ’78, partono con i mujahidin di Massud. Per Laila il vero fratello è Tariq, il bambino dei vicini, che ha perso una gamba su una mina antiuomo, ma sa difenderla dai dispetti dei coetanei; il compagno di giochi che le insegna le parolacce in pashtu e ogni sera le dà la buonanotte con segnali luminosi dalla finestra.
In mezzo alla vita di queste due donne che il destino farà incontrare in un momento drammatico, ci sono la guerra e l’occupazione sovietica, il terrore instaurato dai signori della guerra, la legge islamica, le bombe, i talebani e le esecuzioni pubbliche negli stadi.
Mille splendidi soli è un romanzo denso, semplice e autentico: tra le sue pagine si svolge la Storia – quella con la S maiuscola – e s’intrecciano storie intense e toccanti. Come quelle di Laila e Mariam che, nate a distanza di una generazione e con idee molto diverse, sono due donne che la guerra e la morte costringono a condividere un destino comune. Mentre affrontano i pericoli che le circondano – sia nella loro casa che per le strade di Kabul – Mariam e Laila danno vita a un rapporto che le rende sorelle e che alla fine cambierà il corso delle loro vite e di quelle dei loro discendenti. Con grandissima sensibilità, Hosseini mostra come l’amore di una donna per la sua famiglia possa spingerla a gesti inauditi e a eroici sacrifici, e come alla fine sia l’amore, o persino il ricordo di esso, l’unica via per sopravvivere.

Ascolta la lettura delle prime pagine del libro su RadioAlt.

Fonte: www.ibs.it

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16/08/2007

Angeli e demoni - Dan Brown

Angeli e Demoni (titolo originale “Angels and Demons“) è un thriller di Dan Brown, pubblicato in Italia nel novembre 2004.

In realtà, esso è precedente al più famoso Il codice da Vinci dello stesso autore, ma in Italia è stato pubblicato dopo, sull’onda dello straordinario successo del precedente.Ne Il codice da Vinci, infatti, si possono leggere riferimenti ad un “pericolo mortale corso in Vaticano un anno prima” da parte di Robert Langdon. La struttura di questo libro infatti, appare del tutto simile a quella de Il codice da Vinci.

Marchiati a fuoco, prima di essere barbaramente uccisi ed esposti come monito per le strade di Roma. Questa è la sorte che toccava agli Illuminati, l’antica setta di scienziati perseguitata in secoli oscuri dalla Chiesa cattolica. Un rituale crudele, ben conosciuto da Robert Langdon, lo studioso di iconologia del “Codice da Vinci”. Ma quando la storia si ripresenta, il fascino si trasforma in raccapriccio. Svegliato in piena notte e trasportato dagli Stati Uniti in Svizzera, Langdon è costretto a esaminare, nei laboratori del CERN di Ginevra, un cadavere orrendamente mutilato. Sul petto della vittima, impresso a fuoco, il terribile segno degli Illuminati: lo scienziato ucciso ha difeso fino all’ultimo il segreto di un’arma sperimentale rubata dagli assassini.

La vicenda, che propone un intreccio di mistero, religione, arte ed esoterismo, ruota attorno a un complotto ordito contro il Vaticano da una temibile setta segreta che, secondo il racconto di Dan Brown, fu fondata all’epoca della Controriforma da alcuni scienziati intenzionati a difendere la libertà e l’autonomia della scienza di fronte alla religione. Perseguitati dalla Chiesa, infiltratisi tra le logge massoniche e insediatisi in ruoli di massimo rilievo politico ed economico, gli Illuminati, è questo il nome degli adepti della setta, fecero successivamente perdere le loro tracce fino a sparire. Tutti li credono ormai estinti fino a quando, alla vigilia delle elezioni papali, giunge una sconvolgente minaccia: gli Illuminati sono tornati per compiere la loro missione e distruggere definitivamente la Chiesa. Hanno sottratto dai laboratori segreti del CERN un campione di antimateria dal potere distruttivo maggiore di una bomba atomica, programmato per esplodere nei sotterranei della Città del Vaticano. Ma non è tutto: hanno rapito quattro importanti prelati che vogliono assassinare pubblicamente in diversi luoghi della città di Roma, dopo averli marchiati a fuoco con i simboli degli elementi mistici della scienza: terra, aria, fuoco e acqua. Langdon, che ha scritto un libro sulla setta, viene contattato in qualità di esperto per scoprire le mosse dei congiurati. Tra i segretissimi documenti conservati nell’archivio Vaticano il professore americano scopre l’esistenza di un Cammino esoterico degli Illuminati, noto a Galileo e a Borromini, due tra i primi adepti dell’ordine, e si lancia in un’appassionante corsa contro il tempo tra le piazze e le chiese della Roma barocca, aiutato dalla giovane e affascinante figlia adottiva del creatore dell’antimateria. In un turbinio di inseguimenti, rivelazioni e colpi di scena, tutti i segreti della setta millenaria verranno svelati fino alla resa dei conti finale.
Dopo avere affascinato milioni di lettori, Dan Brown ci regala un altro romanzo ricco di suspense che incuriosice e appassiona, coniugando abilmente storia e finzione, sullo sfondo delle suggestive bellezze dell’arte e degli impenetrabili misteri del mondo esoterico.

Fonti: it.wikipedia.org, www.ibs.it

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Dan Brown: http://www.my-libraryblog.com/category/brown-dan/

Il codice Da Vinci: http://www.my-libraryblog.com/2007/03/10/il-codice-da-vin...

Angeli e demoni: http://www.my-libraryblog.com/2007/08/13/angeli-e-demoni-...

12/08/2007

Riassunto de "La coscienza di Zeno"

La coscienza di Zeno è un romanzo di Italo Svevo. L’opera figura come la confessione autobiografica di Zeno Cosini, scritta allo scopo di aiutare il suo psicanalista nella cura della malattia. Nell’opera non c’è una trama e la narrazione si articola attorno ad alcune esperienze fondamentali della vita del protagonista, quali il vizio del fumo, la morte del padre, il matrimonio e un’impresa commerciale. Il narratore scrive in prima persona.

Zeno Cosini decide di andare dall’analista per riuscire a smettere di fumare. L’analista, un certo “dottor S.”, identificabile probabilmente con Sigmund Freud, gli consiglia di scrivere la storia della sua vita. Il grande problema di Zeno è la sua inettitudine e inoltre suo grande problema sarà il vizio del fumo dal quale non riesce a divincolarsi ; infatti il protagonista, che già nell’adolescenza aveva iniziato a fumare a causa di un rapporto conflittuale con il padre, nonostante più volte si fosse riproposto di smettere, non vi riesce e per questo si sente frustrato. I tentativi si moltiplicano, e anche gli sforzi, ma il problema non viene risolto. A mano a mano che Zeno procede con il racconto, il lettore comprende che l’incostanza e la faciloneria che attanagliano il protagonista vanno ben al di là del semplice vizio del fumo; infatti anche lo stesso matrimonio è da considerare una delle tante decisioni prese e mai mantenute.

La “malattia” è per Zeno l’incapacità di sentirsi a proprio agio in ogni tipo di situazione. Il romanzo consiste nell’analisi della psicologia del protagonista, e mette sistematicamente a nudo la discrepanza tra comportamenti e intenzioni del protagonista.

Nel secondo capitolo emerge il tema del rapporto tra Zeno e suo padre: difficile fin dall’infanzia la relazione è deviata dall’incomprensione e dai silenzi; inoltre bisogna aggiungere che il padre non ha alcuna stima del figlio, tanto che, per sfiducia, affida l’azienda commerciale di famiglia ad un amministratore esterno. Il più grande dei malintesi è l’ultimo, che avviene in punto di morte: quando il figlio è al suo capezzale il padre lo colpisce con la mano e Zeno non riuscirà mai a capire il significato di quel gesto. L’interrogativo produrrà un dubbio atroce che accompagnerà il protagonista fino all’ultimo dei suoi giorni.

Il protagonista conosce tre sorelle, di cui la più attraente è Ada: a costei il protagonista fa la corte, ma il suo sentimento non è ricambiato, perché ella lo considera troppo diverso da lei ed incapace di cambiare.
Zeno è particolarmente attratto dalla sua bellezza esteriore ed interiore. Tuttavia egli finisce per sposare Augusta, delle tre la donna che meno gli piaceva. Nonostante questo il protagonista nutrirà sempre per lei un sincero affetto, anche se ciò non gli impedirà di stringere una relazione con un’amante. Augusta costituisce nel romanzo una figura femminile dolce, tenera, che si prodiga per il proprio marito. Stando al racconto autografo ella sembra la guida ideale per il recupero della salute di Zeno, anche se questa concezione di perfezione si smorza via via fino a quando l’azione della donna scade nell’egoismo e nella superficialità.

Il conflittuale rapporto dell’autore con la sfera femminile – la sua patologia è stata bollata dallo psicologo come “sindrome Edipica” – è evidenziato anche dalla ricerca dell’amante: Zeno accenna a tale esperienza come un rimedio per sfuggire al “tedio della vita coniugale”. Quella con Carla è un’”avventura insignificante”; lei è solo una “povera fanciulla” e “bellissima” che inizialmente suscita un istinto di protezione. Tuttavia quella che in principio appariva come una relazione basata sul semplice desiderio fisico si trasforma successivamente in una vera e propria passione. Anche Carla subisce dei cambiamenti: dapprima insicura, diventa una donna energica e dignitosa che finisce coll’abbandonare il suo amante a favore di un maestro di musica che lo stesso le aveva presentato.

Particolarmente interessante è la concezione che Zeno ha di sé a confronto con gli altri personaggi (le tre sorelle, il padre, Guido, Enrico…): egli sa di essere malato e considera gli altri “sani”, ma proprio perché questi ultimi sanno di esser “normali” tendono a rimanere cristallizzati nel loro stato, mentre Zeno, inquieto, si considera un inetto e per questo è disposto al cambiamento e a sperimentare “nuove forme di esistenza”.
Sulla base di questa convinzione egli finisce col ribaltare il rapporto tra sanità e malattia: l’inettitudine si configura come una condizione aperta, disponibile ad ogni forma di sviluppo; e di conseguenza la sanità si riduce ad un difetto, l’immutabilità.

Alla fine del romanzo Zeno si considera guarito, o meglio è riuscito a spiegare la propria malattia come un male che affligge l’intera società. Infine egli scrive una critica contro la psicoanalisi ed una profezia sulla fine del mondo che sarà provocata dall’autodistruzione dell’uomo.

Il termine di quest’opera può suggerire che si tratti di una cattiva coscienza, infatti tutto viene risolto in un banale tentativo di autogiustificazione: Zeno desidera proclamare la propria innocenza nei confronti del padre, moglie, amante e cognato. Questo lo notiamo anche in Senilità, ma nella Coscienza di Zeno va ben oltre; è infatti contemporaneamente oggetto e soggetto di critica. È ironizzato ma anche ironico. La sua “malattia” gli impedisce di identificarsi con il mondo normale. Zeno è a conoscenza di queste sue imperfezioni; per questo è ben lieto di modificare le proprie esperienze, gli altri invece, convinti di essere perfetti, restano cristallizzati in una condizione di immutabilità, ergo negano ogni possibile miglioramento.

Fonte: it.wikipedia.org

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La coscienza di Zeno: http://www.my-libraryblog.com/2007/03/18/la-coscienza-di-...

Italo Svevo: http://www.my-libraryblog.com/category/svevo-italo/

09/08/2007

Recensione e riassunto di "1984"

1984 (Nineteen Eighty-Four) è il titolo di uno dei più celebri romanzi di George Orwell, pubblicato nel 1949 ma scritto nel 1948 (il titolo è ottenuto invertendo le ultime due cifre del primo anno della stesura).

È stato definito il romanzo dell’utopia negativa.

Trama: in un futuro prossimo (l’anno 1984) la Terra è suddivisa in tre grandi potenze totalitarie perennemente in guerra tra loro: Oceania, Eurasia ed Estasia che sfruttano la guerra perenne per mantenere il controllo totale sulla società. In Oceania, la cui capitale è Londra, la società è amministrata secondo i principi del Socing (il socialismo inglese) e governata da un onnipotente partito unico con a capo il Grande Fratello, un personaggio che nessuno ha mai visto e che tiene costantemente sotto controllo la vita di tutti i cittadini (la sua figura è un incrocio fra Josif Stalin ed Adolf Hitler). I suoi occhi sono le telecamere che spiano la vita di qualunque cittadino e il suo braccio la psicopolizia che interviene in ogni situazione sospetta. Ovunque vi sono grandi manifesti che ritraggono il Grande Fratello e gli slogan del partito: «la guerra è pace», «la libertà è schiavitù», «l’ignoranza è forza».

Il protagonista del romanzo, Winston Smith, è un membro subalterno del partito, incaricato di aggiornare i libri, gli articoli di giornale in modo da rendere riscontrabile e veritiere le previsioni fatte dal partito, contribuendo così a far credere nell’infallibilità di esso. Apparentemente docile, in realtà mal sopporta i condizionamenti del partito. Accanto a lui agiscono altri due personaggi: Julia, della quale Winston è innamorato malgrado il partito vieti il sesso, e O’Brien, un importante funzionario che il protagonista crede amico.

Nonostante il partito imponga la castità (il sesso è permesso al solo scopo di procreare) Winston e Julia diventano amanti e decidono di collaborare con un’organizzazione clandestina di resistenza chiamata “Confraternita”. Ma una volta confidatisi con O’Brien si scopre che questi è un membro della psicopolizia, governata dal Minamor (il Ministero dell’Amore, la cui funzione è torturare i dissidenti). Il fine di O’Brien è insegnare a Winston la tecnica del Bipensiero attraverso tre fasi: apprendimento, comprensione, accettazione.

Il mondo di 1984La prima fase consiste nell’infliggere un dolore di intensità sempre crescente al condannato in modo che egli accetti una realtà che non è tale. Winston riesce a resistere alla prima fase e, nella seconda, egli capisce di essere “l’ultimo uomo in Europa” (il primo titolo che Orwell aveva pensato di dare al libro), vale a dire l’ultimo guardiano dello spirito umano, e di avere l’aspetto — dopo le innumerevoli torture subite — di uno scheletro; ma è felice perché è conscio di non aver tradito Julia.

Nella terza fase, Winston — che ha ancora qualche pensiero non ortodosso — viene portato nella Stanza 101. In questa stanza non è contenuto uno strumento di tortura preciso: esso infatti consiste nella materializzazione del peggior incubo di ogni persona. Per il protagonista è prossima una maschera con dentro due topi (la sua fobia peggiore) che O’Brien sta per mettergli sul volto. E viene definitivamente sconfitto quando, per fermare O’Brien, urla «Fatelo a Julia», perdendo il suo ultimo sentimento umano. Winston apprende dunque da O’Brien i principi fondamentali del sistema sul quale si fonda lo stato e scopre che non è sufficiente confessare e obbedire alle regole, ma che il Grande Fratello vuole possedere anche l’anima e il pensiero dei suoi sudditi. Anche la stessa “Confraternita” è stata creata ad arte dalla psicopolizia come esca per individuare potenziali dissidenti. Alla fine, Winston viene costretto a cedere: rinuncia all’amore per Julia e al libero pensiero, sottomettendosi e amando completamente il Grande Fratello, e pronto a consegnarsi nelle mani del boia autenticamente convinto della propria colpevolezza.

Fonte: it.wikipedia.org

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04/08/2007

Riassunto e recensione del libro "Il codice da Vinci"

Il codice da Vinci è un romanzo di successo scritto da Dan Brown; pubblicato nel 2003, a fine aprile 2006 aveva venduto oltre 40 milioni di copie in tutto il mondo ed era stato tradotto in 44 lingue.
E’ una tranquilla notte parigina e nulla traspare dalla classica, impenetrabile facciata del museo del Louvre, appoggiato sulla riva della grande Senna. Un dramma si sta consumando al suo interno, nella Grande Galleria: il vecchio curatore Saunière, ferito a morte, si aggrappa con un ultimo gesto disperato a un dipinto del Caravaggio, fa scattare l’allarme e le grate di ferro all’entrata della sala immediatamente scendono, chiudendo fuori il suo inseguitore. L’assassino, rabbioso, non ha ottenuto quello che voleva. A Saunière restano pochi minuti di vita. Si toglie i vestiti e, disteso sul pavimento, si dispone come l’uomo di Vitruvio, il celeberrimo disegno di Leonardo da Vinci. La scena che si presenta agli occhi dei primi soccorritori è agghiacciante: il vecchio disteso sul marmo è riuscito, prima di morire, a scrivere alcuni numeri, poche parole e soltanto un nome: Robert Langdon. Ed è proprio lui, lo studioso di simbologia, scortato dalla polizia sul luogo dell’omicidio, a capire immediatamente che l’anziano storico dell’arte ha lasciato un messaggio oscuro e pericoloso. Di fronte a Langdon si presenta la partita più difficile della sua carriera: giocare a distanza di secoli, e a rischio della propria vita, contro il genio stesso di Leonardo da Vinci. La scoperta è sconvolgente: il grande pittore rinascimentale proteggeva un distruttivo codice segreto. Con gli enigmi nascosti nei suoi dipinti, con i suoi ingegnosi marchingegni e con la spaventosa forza di una setta segreta che da secoli ha sempre tentato di trasformare la storia dell’umanità. Laggiù, come un miraggio irraggiungibile, “La Gioconda” e “L’ultima cena” attendono il nostro geniale e improvvisato detective. Chi era realmente Leonardo da Vinci? Cosa hanno nascosto per secoli i Templari? Quale chiave dà accesso al segreto del Santo Graal? L’America intera si è appassionata a questi interrogativi e ha decretato Dan Brown scrittore dell’anno (al primo posto in classifica da sette mesi). Il suo romanzo, tradotto in tutti i paesi del mondo, ha spiegato a milioni di lettori perché, in definitiva, Monna Lisa, nel celebre ritratto della Gioconda, sorride. Perché?

Fonte: www.bol.it

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Riassunto e recensione del libro "Non ti muovere"

Recensione di Non ti muovere di Margaret Mazzantini.

Una giornata di pioggia e di uccelli che sporcano le strade, una ragazza di quindici anni che scivola e cade dal motorino. Una corsa in ambulanza verso l’ospedale. Lo stesso dove il padre lavora come chirurgo. E’ lui che racconta l’accerchiamento terribile e minuzioso del destino. Il padre in attesa, immobile nella sua casacca verde, in un salotto attiguo alla sala operatoria. E in questa attesa, gelata dal terrore di un evento estremo, quest’uomo, che da anni sembra essersi accomodato nella sua quieta esistenza di stimato professionista, di tiepido marito di una brillante giornalista, di padre distratto di un’adolescente come tante, è di colpo messo a nudo, scorticato, costretto a raccontarsi una verità straniata e violenta.

È un monologo sofferto l’ultimo romanzo di Mazzantini. Una sorta di confessione - resa alla figlia in coma - da parte di un chirurgo di mezza età, “sfondato dal dolore” non solo causa le condizioni della ragazza, ma anche per la consapevolezza di non essere mai riuscito a voler bene davvero ad alcuno: né alla sin troppo bella consorte, né all’amante, e neppure alla figlia Angela con cui si è sempre comportato da padre assente. Così, mentre la giovane è sotto i ferri di un collega, il genitore si rivolge a lei attraverso un amaro soliloquio in cui l’uomo ripercorre impietosamente gli ultimi sedici anni della propria vita; a partire dal giorno dell’incontro con Italia: donna semplice, “scialba” e di umili condizioni, verso cui tuttavia il dottore prova un’attrazione irresistibile. Il rapporto conflittuale con la donna - intessuto di squallore e tenerezza, di sensi di colpa e slanci generosi - mette però in crisi il matrimonio del medico, la cui intesa è solo di facciata. Ma è difficile essere autentici, e il chirurgo - affettivamente un eterno bambino - non è in grado di scegliere mettendosi davvero in discussione. Verrà quindi trascinato in una relazione ambigua e degradante, fino al suo epilogo drammatico, paradossalmente contrassegnato da un evento mortifero (la scomparsa di Italia in seguito a un aborto) e vivifico (la nascita della figlia legittima Angela). Romanzo intorno alla precarietà e all’ambivalenza dei sentimenti, Non ti muovere è una storia sulla difficoltà di amare, narrata con una scrittura di grande sensibilità, capace di cogliere le più sottili sfumature psicologiche, precisa nello scavo emozionale, poetica per la pregnanza metaforica delle immagini, espressiva d’una pietas umanissima e coinvolgente.

Francesco Roat

Fonti: www.ibs.it , www.lindice.com

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01/08/2007

Riassunto e recensione del libro "Il nome della rosa"

Il nome della rosa è il primo romanzo scritto da Umberto Eco, edito per la prima volta nel 1980. Dopo aver scritto moltissimi saggi, Eco decide di scrivere il suo primo romanzo, dopo alcuni anni di meticolosa preparazione, cimentandosi in un genere abbastanza difficile come il giallo, in particolare con il sottogenere deduttivo.

L’opera è ambientata nel medioevo e viene presentata come il manoscritto di un anziano monaco che ha trascritto un’avventura vissuta da novizio, molti decenni addietro, in compagnia del suo maestro presso un monastero benedettino dell’Italia settentrionale.

La narrazione, suddivisa in sette giornate, scandite dai ritmi della vita monastica, vede protagonisti Guglielmo da Baskerville, frate francescano, e il novizio benedettino Adso da Melk, il narratore della storia.

Trama: Guglielmo e Adso si recano ad un monastero benedettino di regola cluniacense posto tra i monti dell’Italia settentrionale e, dal momento che nelle giornate senza foschia è visibile il mare, presumibilmente anche vicino alla costa. Questo monastero sarà sede di un delicato convegno che vedrà protagonisti i Francescani, sostenitori delle tesi pauperistiche e alleati dell’Imperatore, e i loro nemici della curia papale insediata a quei tempi ad Avignone. I due monaci (Guglielmo è francescano e inquisitore “pentito”, il suo discepolo Adso è un novizio benedettino) si stanno recando in questo luogo lontano chiamati dall’abate, preoccupato che alcuni fatti misteriosi e, soprattutto, l’improvvisa e inspiegabile morte di un confratello possano far saltare i lavori del congresso e far ricadere la colpa su di lui.

Nonostante la quasi totale libertà di movimento concessa all’ex-inquisitore, altre morti si susseguono e sembrano tutte ruotare attorno alla biblioteca, vanto e onore del monastero, e ad un misterioso manoscritto. La situazione è complicata dall’imminente convegno e dalla scoperta, fatta dall’inquisitore Bernardo Gui, di due eretici della setta dei Dolciniani profughi presso l’Ordine dei Benedettini (il cellario e il suo aiutante semianalfabeta): così, in un’atmosfera inquietante, tra discorsi sulle donne, oggetto della perdizione del mondo, e sull’eresia, così antichi e al tempo stesso così moderni e attuali, Guglielmo e Adso si avvicinano sempre più alla verità, fino a scoprire il misterioso manoscritto (il secondo perduto libro della Poetica di Aristotele, che tratta della commedia, e dunque del riso e dello scherzo) per cui così tanti monaci sono morti e il misterioso assassino che così bene ha colpito nel monastero.

Alla fine, scoperta ogni cosa, i due protagonisti si allontanano, mentre la biblioteca brucia nell’incendio verificatosi nella confusione: Jorge tenta di mangiarsi le pagine del manoscritto e poi fugge, alché un lumino caduto fa prendere fuoco ai libri. Jorge è quindi lucidissimo nel suo proposito di salvare l’umanità dalla pericolosa riscoperta del libro di Aristotele. In tema di citazioni e ammiccamenti più o meno nascosti (di cui il romanzo è disseminato dall’inizio alla fine) è abbastanza palese che tanto il nome di questo personaggio (Jorge da Burgos), quanto il trinomio cecità/biblioteca/labirinto a lui collegato, costituiscano un’allusione nemmeno troppo velata allo scrittore argentino Jorge Luis Borges.

Una curiosità legata al titolo del romanzo, è (parzialmente) svelata alla fine del libro, dove l’ormai vecchio narratore Adso da Melk conclude il suo racconto con un’espressione latina :”Stat rosa pristina nomine, nomina nuda tenemus” (la rosa primigenia esiste in quanto nome, possediamo i semplici nomi). Si tratta di un messaggio che porta a riflettere affinché non si presuma di essere depositari di verità assolute, in quanto queste saranno sempre contestabili, se non addirittura risibili.

Fonte: it.wikipedia.org

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"I Malavoglia" - Recensione e riassunto del libro

I Malavoglia è il titolo del romanzo più conosciuto dello scrittore Giovanni Verga, che lo dette alle stampe nel 1881. Quest’opera va inserita nel Ciclo dei vinti, insieme a Mastro-don Gesualdo ed a La Duchessa di Leira, L’Onorevole Scipioni e L’uomo di lusso, opere che affrontano il problema del progresso. La Duchessa di Leira rimane solo abbozzato, mentre gli ultimi due romanzi previsti del Ciclo non verranno neppure iniziati.

Racconta la storia di una famiglia di pescatori che vive e lavora ad Aci Trezza, un piccolo paese della Sicilia situato nei pressi di Catania. Il romanzo ha un aspetto corale e rappresenta i personaggi uniti dalla stessa cultura ma divisi da antiche rivalità. Lo scrittore adotta la tecnica dell’impersonalità, riproducendo alcune caratteristiche del dialetto e adattandosi quanto più possibile al punto di vista dei differenti personaggi, rinunciando così alla abituale mediazione del narratore.

Presso il piccolo paesino di Aci Trezza nel catanese vive la famiglia Toscano che, nonostante fosse decisamente laboriosa, viene soprannominata Malavoglia.
Il patriarca è Padron ‘Ntoni, vedovo, che vive presso la casa del nespolo insieme al figlio Bastiano detto Bastianazzo sposato con Maria detta Maruzza la longa nonostante sia di statura tutt’altro che elevata. Bastiano ha cinque figli: ‘Ntoni, Luca, Filomena detta Mena, Alessi e Lia. Il principale mezzo di sostentamento è la Provvidenza, piccola imbarcazione dedita alla pesca. Nel 1863 ‘Ntoni, il maggiore dei nipoti, parte per la leva militare. Per far fronte alla mancanza, padron ‘Ntoni tenta un affare comprando una grossa partita di lupini - peraltro avariati - da un suo compaesano, chiamato Zio Crocifisso per via delle sue continue lamentele e del suo perenne pessimismo. Il carico, affidato al figlio Bastianazzo perché li vada a vendere a Riposto, sfortunatamente naufraga, assieme a Bastianazzo. A seguito di questa sfortunata avventura, la famiglia si ritroverà con una triplice disgrazia: il debito dei lupini, la Provvidenza da riparare e la perdita di Bastianazzo e quindi di un membro importante della famiglia. Purtroppo, le disgrazie per la famiglia non terminano. Luca, uno dei nipoti, muore nella battaglia di Lissa (1866). Tornato del servizio militare, ‘Ntoni tornerà molto malvolentieri alla vita laboriosa della sua famiglia, e non rappresenterà alcun sostegno alla già precaria situazione economica del nucleo. Il debito causerà alla famiglia la perdita dell’amata Casa del nespolo e via via la reputazione della famiglia andrà peggiorando fino a raggiungere livelli umilianti. Un nuovo naufragio della “Provvidenza” porta Padron ‘Ntoni ad un passo dalla morte, dalla quale, fortunatamente, riesce a scampare. In seguito Maruzza, la nuora, muore di colera. Il primogenito ‘Ntoni deciderà di andare via dal paese per far ricchezze, ma, una volta tornato ancora più impoverito, si dà al contrabbando e finisce in galera dopo aver accoltellato il Brigadiere don Michele, a causa della scoperta di una relazione amorosa con la sorella Lia. Padron ‘Ntoni, ormai vecchio, muore senza riuscire a rivedere la sua vecchia casa. Lia, la sorella minore, vittima delle malelingue, lascia il paese e si abbandona all’umiliante mestiere della prostituta. Mena sceglie di rinunciare a sposarsi con compare Alfio, di cui è innamorata, e rimarrà in casa ad accudire i figli di Nunziata e di Alessi, il minore dei fratelli, che continuando a fare il pescatore ricostruirà la famiglia e potrà ricomprare la “casa del nespolo”. Quando ‘Ntoni, uscito di prigione, torna al paese, si rende conto di non poter restare a causa del suo passato di detenuto.

Fonte: it.wikipedia.org

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29/07/2007

Io non ho paura

Recensione e sintesi di Io non ho paura di Niccolò ammaniti.

Nel silenzio della campagna pugliese, in un'estate caldissima, un gruppo di bambini gioca in mezzo ai campi di grano. E uno di loro, Michele, scopre che il male esiste, che è terribilmente reale e ha una faccia peggiore dell'incubo più brutto che un bambino possa immaginare.

Dopo Ti prendo e ti porto via, Niccolò Ammaniti in questo romanzo va al cuore della sua narrativa, con una storia tesa e dal ritmo serrato, un congegno a orologeria che si carica fino a una conclusione sorprendente: e mette in scena la paura stessa. Michele Amitrano, nove anni, si trova di colpo a fare i conti con un segreto cosí grande e terribile da non poterlo nemmeno raccontare. E per affrontarlo dovrà trovare la forza proprio nelle sue fantasie di bambino, mentre il lettore assiste a una doppia storia: quella vista con gli occhi di Michele e quella, tragica, che coinvolge i grandi di Acqua Traverse, misera frazione dispersa tra i campi di grano. Il risultato è un racconto potente e di assoluta felicità narrativa, dove si respirano atmosfere che vanno da Clive Barker alle Avventure di Tom Sawyer, alle Fiabe italiane di Calvino.
La storia è ambientata nell'estate torrida del 1978 nella campagna di un Sud dell'ltalia non identificato, ma evocato con rara forza descrittiva. In questo paesaggio dominato dal contrasto tra la luce abbagliante del sole e il buio della notte, Ammaniti alterna a colpi di scena sapienti, la commedia, il mondo dei rapporti infantili, la lingua e la buffa saggezza dei bambini, la loro tenacia, la forza dell'amicizia e il dramma del tradimento. E insieme tratteggia un indimenticabile campionario di adulti. Romanzo della scoperta di sé attraverso un rischio estremo, e la necessità di affrontarlo, lo non ho paura diventa un addio struggente all'età dei giochi e dello stupore, all'energia magica che ci fa lottare contro i mostri. E si insinua sotto pelle in ciascuno di noi, come una tenera pugnalata nel petto.

Fonte: www.ibs.it

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Primo Levi - Se questo è un uomo

Se questo è un uomo è un romanzo autobiografico di Primo Levi scritto tra il dicembre 1945 ed il gennaio 1947, che rappresenta una testimonianza intensa e toccante dell’esperienza dell’autore nel campo di concentramento di Auschwitz. Il manoscritto fu inizialmente rifiutato da Einaudi e venne pubblicato dall’editore De Silva, che ne stampò però solo duemilacinquecento copie. Il successo e la notorietà del libro arrivarono solo nel 1958 quando finalmente fu pubblicato da Einaudi.

Scorci della vita quotidiana all’interno del campo di Monowitz - lager satellite del complesso di Auschwitz e sede dell’impianto Buna-Werke proprietà della I.G. Farben - intervallati da riflessioni profonde dell’autore permettono al lettore di immedesimarsi con il protagonista-autore ed affiancarlo virtualmente nella sua “esperienza”.

Le pagine “trasudano” di sofferenza, una sofferenza vissuta con la massima dignità che un “uomo” riesce a mantenere nelle condizioni nelle quali è costretto a vivere all’interno di un campo di concentramento. La lettura del libro è un’esperienza intensa, dolorosa anche per il lettore che rivive insieme all’autore tutta la sofferenza di quei giorni. L’oscurità per l’intera umanità.

La morte è sempre presente, viene però vissuta come un evento ineluttabile della quotidianità. Tra le righe, e forse anche oltre, troviamo anche momenti di speranza, eventi che capitano e che ricordano ai protagonisti che forse non tutto è perduto e che comunque, come dice l’autore, sia la felicità che l’infelicità non sono perfette e nelle imperfezioni di queste sono nascosti dramma e speranza.

Il testo viene scritto non per vendetta, ma soltanto come testimonianza di un avvenimento storico che sa di tragico. Lo stesso Levi dice testualmente che il libro «è nato fin dai giorni di lager per il bisogno irrinunciabile di raccontare agli altri, di fare gli altri partecipi» ed è scritto per soddisfare a questo bisogno.

Fonte:www.wikipedia.it

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Il ritratto di Dorian Gray - Oscar Wilde

Il ritratto di Dorian Gray (The Picture of Dorian Gray) è un romanzo di Oscar Wilde.

Il famoso pittore londinese Basil Hallward mostra al suo amico Lord Henry la sua ultima opera: il ritratto di un giovanissimo nobile. Lord Henry è rapito dalla bellezza che scaturisce dal ritratto e dalla persona che ne è il soggetto, e chiede assolutamente a Basil di conoscerlo di persona. Reticente, alla fine il pittore cede e gli presenta il bellissimo e giovanissimo Dorian Gray.

Il giovane ed innocente Dorian lega subito con il vissuto Lord Henry, divertendosi in conversazioni stuzzicanti. Lord Henry invita il giovane a non sprecare il dono della bellezza e della gioventù, e di sfruttare tutto questo per iniziare una vita piena di esperienze.

Questo spinge Dorian Gray ad esprimere, quasi per scherzo, un desiderio: vorrebbe che i segni inevitabili che la vita lascia sulle persone possano essere rivolti al suo ritratto, e non a sé stesso. Ma quello che è nato per scherzo, si avvera.

A mano a mano che il giovane Dorian perde la sua innocenza, che accumula esperienze non sempre gratificanti, il suo ritratto acquista una ruga, od un’espressione maligna. Dorian Gray, quando se ne accorge, ne è spaventato e nasconde il ritratto in soffitta: nessuno dovrà sapere quanto è sporca la sua anima, quell’anima resa visibile dal ritratto.

Dopo molte travagliate vicende, la sua corruzione è massima ma conserva ancora una faccia innocente che gli procura la simpatia generale. Dilaniato da questa contraddizione e spaventato dal proprio ritratto, Dorian decide di distruggerlo e quindi è distrutto egli stesso.

Fonte: http://it.wikipedia.org

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Ho voglia di te - Federico Moccia

Il precedente romanzo, Tre metri sopra il cielo, si era concluso con una domanda del giovane Step: “riuscirò mai a tornare lì, dove solo gli innamorati vivono, tre metri sopra il cielo?” Due anni dopo arriva la risposta. La storia che ha incantato un milione di lettori continua nell’attesissimo secondo libro di Federico Moccia. Tornano Babi, Step, Paolo, Pallina, protagonisti, insieme a nuovi affascinanti personaggi, di una vicenda d’amore e d’amicizia, di segreti e tradimenti, che affonda le radici nel passato ma tende inesorabilmente a un nuovo futuro.
Il romanzo Ho voglia di te si apre con il ritorno a Roma di Step, trasferitosi due anni prima negli Stati Uniti per dimenticare i dolori del passato. Di nuovo a casa, in sella alla sua moto per le strade di Roma, Step ritrova la banda dei suoi amici di un tempo, i Budokani, cresciuta e forse diversa: Schello, Lucone e gli altri, sempre ribelli ma un po’ più consapevoli delle ferite che le esperienze e i dolori della vita possono lasciare. Ospitato dal fratello Paolo, il ragazzo, grazie all’aiuto del padre, incomincia a lavorare nel mondo dello spettacolo, dove incontra la bella Ginevra, aspirante ballerina. Si riavvicina alla madre, con cui aveva interrotto bruscamente i rapporti, e torna a frequentare l’amica Pallina, ma non riesce a dimenticare l’amata Babi, che sta per compiere un importante passo della sua vita. Il miraggio dell’amore passato è ancora vivo: sarà possibile rivivere la magia provata anni prima? Tra scoperte inaspettate e avvenimenti imprevisti, Step scoprirà sulla sua pelle che la vita continua ma nulla è più come lo aveva lasciato. Soprattutto, comprenderà che spesso l’amore ha più fantasia di noi ed è sempre pronto a scompigliare i nostri piani, guidandoci in strade mai percorse.
Con un stile semplice e diretto, scorrevole e fitto di dialoghi, Federico Moccia ci racconta una storia capace di toccare le corde del cuore, in cui i sentimenti sono i protagonisti assoluti. Una storia che si legge tutto d’un fiato e che è piena di speranza, perché ci insegna che nulla è mai scontato e che in ognuno c’è la forza di ricominciare a sorridere al futuro.

Fonte: www.ibs.it

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Recensione di "Tre metri sopra il cielo" - Federico Moccia

Il libro Tre metri sopra il cielo di Federico Moccia racconta la storia dell’innamoramnto tra due giovani di diverso ceto sociale della zona nord di Roma nei primi anni Ottanta: Babi Gervasi, studentessa della scuola “Santa Giuliana Falconieri”, bella e “perfettina”, e Step, ragazzo ribelle, violento e irascibile. Nonostante le differenze i due si innamorano dopo un avventuroso corteggiamento. Federico Moccia scrisse il libro nel 1992, ma nessuna casa editrice accettò di pubblicarlo. Moccia decise allora di pubblicare poche copie a sue spese. Andate subito esaurite, queste copie circolarono tra i ragazzi della capitale in fotocopie, fino a quando la casa editrice Feltrinelli non lo pubblicò nel 2004, quando uscì la seconda edizione che divenne un caso editoriale.

Fonte: it.wikipedia.org

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Il Piccolo Principe - Antoine De Saint-Exupery

Il piccolo principe (Le Petit Prince), è l’opera più conosciuta di Antoine de Saint-Exupéry. Pubblicato nel 1943, è un racconto molto poetico che - sotto l’apparenza di un’opera letteraria per ragazzi - affronta dei temi profondi come la vita, l’amore e l’amicizia.

In un certo senso costituisce una sorta di educazione sentimentale. L’opera è - nella sua versione originaria (così come solitamente nelle varie traduzioni in decine di lingue) - elegantemente illustrata dagli acquerelli dello stesso Saint-Exupéry, disegni semplici e un po’ naïf che sono celebri quanto il racconto.

Nel racconto, l’autore immagina di aver effettuato un atterraggio di fortuna nel deserto del Sahara, quando incontra il protagonista: un piccolo principe proveniente da un altro pianeta. Nelle loro conversazioni, l’autore rivela il proprio punto di vista sulle follie dell’umanità e il candore disarmante che gli uomini perdono quando crescono.

Il giorno dopo l’atterraggio forzato, si risveglia al suono di una voce che chiede “Per favore… disegnami una pecora!”. Il bambino che ha fatto la domanda si rivela essere un piccolo principe proveniente da un altro pianeta. L’aviatore comincia a disegnare varie pecore, che il bambino rifiuta, fino a quando esasperato disegna una scatola con dei buchi dove dice esserci dentro la pecora, il piccolo principe è contento di questa pecora. Alla fine della discussione il piccolo principe racconta la sua storia.

Fonte: www.wikipedia.it

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20/07/2007

La casta. Così i politici italiani sono diventati intoccabili - Sergio Rizzo e Gian Antonio Stella

La casta ,  il nuovo romanzo di Gian Antonio Stella e Sergio Rizzo.

Aerei di Stato che volano 37 ore al giorno, pronti al decollo per portare Sua Eccellenza anche a una festa a Parigi. Palazzi parlamentari presi in affitto a peso d'oro da scuderie di cavalli. Finanziamenti pubblici quadruplicati rispetto a quando furono aboliti dal referendum. "Rimborsi" elettorali 180 volte più alti delle spese sostenute. Organici di presidenza nelle regioni più "virtuose" moltiplicati per tredici volte in venti anni. Spese di rappresentanza dei governatori fino a dodici volte più alte di quelle del presidente della Repubblica tedesco. Province che continuano ad aumentare nonostante da decenni siano considerate inutili. Indennità impazzite al punto che il sindaco di un paese aostano di 91 abitanti può guadagnare quanto il collega di una città di 249mila. Candidati "trombati" consolati con 5 buste paga. Presidenti di circoscrizione con l'autoblu. La denuncia di come una certa politica, o meglio la sua caricatura obesa e ingorda, sia diventata una oligarchia insaziabile e abbia allagato l'intera società italiana. Storie stupefacenti, numeri da bancarotta, aneddoti nel reportage di due famosi giornalisti.

Fonte:www.ibs.it

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Treno di panna di Andrea De Carlo

Treno di panna, il primo romanzo di Andrea De Carlo.

Giovanni, un giovane fotografo milanese, arriva a Los Angeles. E' pieno di fantasie e attratto da quello che vede, anche se non sa cosa stia cercando veramente. Trova lavoro come cameriere in un ristorante, poi come insegnante di italiano in una scuola di lingue di Bel Air. Una dei suoi allievi è Marsha Mellows, la famosa star del cinema che lui ha sempre amato. Il mio primo romanzo pubblicato.

"… l'insaziabilità degli occhi che vedono lo spettacolo del mondo multicolore ingigantito come attraverso la lente di ingrandimento. È questa la giovinezza che De Carlo racconta."
Italo Calvino

"Uno sguardo da lama di coltello…"
Le Canard Enchaînée

"… un libro perfetto, meravigliosamente scritto, bello da leggere. Divertente. Affascinante. Cool. Nessun desiderio rimane inappagato."
Der Falter

Fonte: www.andreadecarlo.com

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18/07/2007

Gomorra

Gomorra è il primo romanzo di Roberto Saviano. Questo incredibile, sconvolgente viaggio nel mondo affaristico e criminale della camorra si apre e si chiude nel segno delle merci, del loro ciclo di vita. Le merci “fresche”, appena nate, che sotto le forme più svariate - pezzi di plastica, abiti griffati, videogiochi, orologi - arrivano al porto di Napoli e, per essere stoccate e occultate, si riversano fuori dai giganteschi container per invadere palazzi appositamente svuotati di tutto, come creature sventrate, private delle viscere. E le merci ormai morte che, da tutta Italia e da mezza Europa, sotto forma di scorie chimiche, morchie tossiche, fanghi, addirittura scheletri umani, vengono abusivamente “sversate” nelle campagne campane, dove avvelenano, tra gli altri, gli stessi boss che su quei terreni edificano le loro dimore fastose e assurde - dacie russe, ville hollywoodiane, cattedrali di cemento e marmi preziosi - che non servono soltanto a certificare un raggiunto potere ma testimoniano utopie farneticanti, pulsioni messianiche, millenarismi oscuri. Questa è oggi la camorra, anzi, il “Sistema”, visto che la parola “camorra” nessuno la usa più: da un lato un’organizzazione affaristica con ramificazioni impressionanti su tutto il pianeta e una zona grigia sempre più estesa in cui diventa arduo distinguere quanta ricchezza è prodotta direttamente dal sangue e quanta da semplici operazioni finanziarie. Dall’altro lato un fenomeno criminale profondamente influenzato dalla spettacolarizzazione mediatica, per cui i boss si ispirano negli abiti e nelle movenze a divi del cinema e a creature dell’immaginario, dai gangster di Tarantino alle sinistre apparizioni de “Il corvo” con Brandon Lee. Figure come Gennarino McKay, Sandokan Schiavone, Cicciotto di Mezzanotte, Ciruzzo ‘o Milionario, se non avessero provocato decine di morti ammazzati potrebbero sembrare in tutto e per tutto personaggi inventati da uno sceneggiatore con troppa fantasia. In questo libro avvincente e scrupolosamente documentato Roberto Saviano ha ricostruito sia le spericolate logiche economico-finanziarie ed espansionistiche dei clan del napoletano e del casertano, da Secondigliano a Casal di Principe, sia le fantasie infiammate che alle logiche imprenditoriali coniugano il fatalismo mortuario dei samurai del medioevo giapponese. Ne viene fuori un libro anomalo e potente, appassionato e brutale, al tempo stesso oggettivo e visionario, di indagine e di letteratura, pieno di orrori come di fascino inquietante, un libro il cui giovanissimo autore, nato e cresciuto nelle terre della più efferata camorra, è sempre coinvolto in prima persona. Sono pagine che afferrano il lettore alla gola e lo trascinano in un abisso dove davvero nessuna immaginazione è in grado di arrivare.

Fonte: www.bol.it

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15/07/2007

Recensione e riassunto del libro “Uto” di Andea De Carlo

Uto di Andrea De Carlo

Il titolo Uto deriva dal nome del protagonista, un diciannovenne milanese dalle grandi doti di pianista e dal carattere completamente instabile.

Dopo il suicidio del patrigno, Uto viene mandato dalla madre presso una famiglia di amici intenta a “costruire” la felicità in un bosco coperto di neve nel Connecticut, nei pressi di una comunità spirituale.

Accolto con calore nella bella casa di legno costruita dal capofamiglia, Uto entra nella vita dei supoi ospiti come un virus in un organismo sano, e produce in breve tempo gli stessi effetti devastanti.

Ma c’è un aspetto del tutto imprevedibile nella situazione, che coglierà Uto e anche il lettore di sorpresa.

Uto è un libro scritto da Andrea De Carlo.

Fonte: la copertina del libro, ed. Bompiani

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Recensione de “Mi chiamo Roberta, ho 40 anni, guadagno 250 euro al mese…” di Aldo Nove

Mi chiamo Roberta, ho 40 anni, guadagno 250 euro al mese… di Aldo Nove

Questa non è fiction. È realtà. La realtà del lavoro oggi. La parte non protetta, debole, insicura. Una faccenda che riguarda tutti. Un libro composto di interviste affilate come lame a giovani e non piú giovani, cui si affianca ogni volta il commento e racconto di Aldo Nove sul sogno perduto di una generazione di adulti costretti a forza a rimanere bambini.

Persone vere, mai raccontate però. Chi lavora in agenzie web, chi fa il pastore precario, chi vive flessibilità di ogni genere, chi rimane stagista a vita, chi a vent’anni fa un lavoro «di relazioni e di successo», chi lavora in uno studio da avvocato ma si mantiene facendo il cameriere, chi fa il part-time in un museo. Lavoratori per Internet, lavoratori interinali… E «quarantenni narcotizzati da una quotidianità sovrastante», per i quali è sempre piú difficile permettersi di fare figli. Aldo Nove usa qui la scrittura per mettere a nudo la realtà, nel modo piú semplice e senza fronzoli. Affiancando ogni volta alle «cose viste» il suo racconto-commento, sommesso e radicale. Un’inchiesta coraggiosa e fuori dal coro, una lettura che davvero toglie il fiato.

Un docudrama italiano, un reportage aspro delicato e struggente. I conti definitivi con i sogni, le autoillusioni, le idee, le sconfitte e l’orgoglio della generazione di cui, con questo libro, Aldo Nove diventa l’autentico portavoce.

Fonte: www.einaudi.it

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08/07/2007

Recensione del libro "L'ombra del vento"

Uscito in sordina in Spagna nel 2001, L'ombra del vento di Carlos Ruiz Zafon è divenuto, grazie solo al tam-tam dei lettori, un caso editoriale premiato da un incredibile successo di critica e pubblico in tutto il mondo. L'esordio sulla scena internazionale di uno straordinario narratore.
A Barcellona una mattina d'estate del 1945 il proprietario di un negozio di libri usati conduce il figlio undicenne, Daniel, al Cimitero dei Libri Dimenticati, un luogo segreto dove vengono sottratti all'oblio migliaia di volumi di cui il tempo ha cancellato il ricordo. E qui Daniel entra in possesso di un libro maledetto che cambierà il corso della sua vita, introducendolo in un mondo di misteri e intrighi legato alla figura di Juliàn Carax, l'autore di quel volume. Daniel ne rimane folgorato, mentre dal passato iniziano a emergere storie di passioni illecite, di amori impossibili, di amicizie e lealtà assolute, di follia omicida e di un macabro segreto custodito in una villa abbandonata. Una storia in cui Daniel ritrova a poco a poco inquietanti parallelismi con la propria vita...

Fonte: www.wikipedia.it

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Recensione de Il visconte dimezzato - Italo Calvino

Il visconte dimezzato - Italo Calvino

Il visconte dimezzato, narrato dal nipote del protagonista, è la storia di un visconte che partecipa, assieme allo scudiero Curzio, a una guerra di religione alla fine del Seicento in Boemia. Il protagonista viene tagliato in due parti speculari da una palla di cannone. Prende il via così la vita parallela delle due metà di Medardo: la vita del visconte cattivo, il cosiddetto “Gramo”, e quella del visconte “Buono”, che apparirà soltanto dopo la metà del racconto. Inizialmente ritorna al paese solo il lato maligno, capace di terribili atrocità: provoca la morte del padre, tenta di uccidere il nipote, condanna a morte decine di uomini solo per aumentare il numero dei fuochi fatui al cimitero. Il Medardo “cattivo” però rivela anche inaspettate doti di umorismo e di realismo. Successivamente fa ritorno al paese natio anche l’altra metà del visconte che si comporta in modo totalmente opposto: gentile, altruista, buono.

I “due” protagonisti si innamorano della stessa donna, la pastorella Pamela e, dopo varie vicissitudini, giungono a un duello che finirà con una ferita contemporanea proprio nel punto della precedente divisione. Un dottore riuscirà a ricongiungere le due metà e a ripristinare il quieto vivere. Questo sembra sottolineare i conflitti interni che ci troviamo a combattere separando la parte “buona” e quella “malvagia”. L’eccesso di una o dell’altra non è un bene per nessuno ma è l’insieme che ci spinge ad essere equilibrati nelle nostre scelte.

Fonte: http://it.wikipedia.org/wiki/Il_visconte_dimezzato

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07/07/2007

Il fu Mattia Pascal di Luigi Pirandello

Il fu mattia pascal è uno dei libri più importanti scritti da Luigi Pirandello. Il Signor Pascal era un uomo che viaggiava e che seppe arricchirsi giocando a carte con un capitano di Liverpool. Con quanto accumulato riuscì ad acquistare campi, case e vigne a Miragno, paesino ligure in cui viveva. Morì durante un viaggio, lasciando tutto alla moglie e ai due figli. La madre, inetta all’ amministrazione di un così vasto capitale, decise di affidare l’ incarico a Batta Malagna, amico del defunto marito. Questi ne approfittò in ogni modo, impoverendo la famiglia a suo vantaggio. I due figli, Mattia e Roberto, crebbero in serenità,liberi da ogni condizionamento morale, religioso ed anche scolastico. Pinzone, l’ insegnante, pensò infatti a divertirsi con loro, piuttosto che seguirne l’ erudizione. Mattia crebbe, sviluppando un carattere impulsivo, allegro e soprattutto spensierato. Malagna non riuscì ad avere figli dalla prima moglie malata e ne soffrì moltissimo, perché la sorte della donna gli sembrò un castigo per le sue passate ruberie. Dopo la morte della consorte decise di risposarsi con Oliva, che era in attesa di un figlio di Mattia e così rovinò l’amore dei due giovani. Malagna, accettando come proprio il figlio di Mattia, riuscì ad avere un nuovo erede. Una parente di Malagna,la vedova Pescatore con l’affascinante figlia Romilda, si trasferirono da Batta. Pomino, amico di Mattia,innamoratosi della donna, chiese a quest’ultimo di avvicinarla a lui. Fra Mattia e Romilda, però, nacque involontariamente un forte amore che condussse i due alle nozze, nonostante il parere contrario della vedova. La vita del giovane Pascal da quel momento diventò un inferno;egli perse infatti ogni ultima ricchezza e sua moglie cominciò a non amarlo più, lasciandosi andare e diventando sempre più brutta. Mattia fu anche investito da una serie di devastanti disgrazie: i due figli messi al mondo morirono uno dopo l’ altro; la madre, che zia Scolastica era riuscita ad allontanare dalla vedova Pescatore, perfida seminatrice di zizzania , non riuscì a resistere e morì di lí a poco, lasciando devastato il povero Mattia. Il piccolo Pascal decise di cercar lavoro e divenne bibliotecario dell’ abbandonata biblioteca di Miragno. Il lavoro consisteva soltanto nel cacciare topi ed era estremamente noioso e insolito, quindi Pascal] partì all’ insaputa di tutti per Montecarlo. Lì in una decina di giorni riuscì a far fortuna, vincendo ottantaduemila lire, un vero capitale per quei tempi, che gli avrebbe permesso di risanare ogni debito. Ma gli si presentò un’occasione, all’ apparenza irripetibile e alquanto ghiotta, un modo sicuro di cambiare vita, lasciandosi tutto alle spalle: su un giornale lesse la notizia della sua morte,infatti la moglie e la suocera avevano identificato in Mattia il cadavere di un povero ragazzo annegato vicino al molino alla Stia (vecchia proprietà dei Pascal e luogo del suicidio). Dopo aver letto la notizia, Pascal vide levarsi davanti a sé una nuova vita, foriera di libertà. Decise allora di non commettere gli errori della vita precedente e di vivere senza legami. Cambiò aspetto: si tolse la fede nuziale, eliminò la barba, si fece crescere i capelli ed optò per un paio di occhiali colorati, con lo scopo di nascondere l’ occhio storto. Fu necessario anche cambiare nome, che ricavò da un dialogo svoltosi fra signori vicini a lui:unì il nome di una persona ed il cognome di un’ altra ed ebbe l’identità perfetta, Adriano Meis. S’inventò poi di essere emigrato dall’America, quando era ancora piccolo, insieme al nonno, che morì quando egli aveva dodici anni. Così Mattia era morto ed egli poteva cominciare la sua seconda vita. I viaggi di Mattia si alternarono fra visite a città italiane e tedesche.Ma presto si accorse che la sua libertà era solo frutto di un errore, che lo aveva reso un uomo sconosciuto tanto alla legge quanto alle altre persone. Finse così un suicidio e, lasciati bastone e cappello vicino a un ponte sul Tevere, ritornò a Miragno come Mattia Pascal. Trascorsero due anni, Mattia arrivò al paese e venne a sapere che la moglie si era risposata con Pomino ed aveva avuto una bambina.A questo punto si ritirò dalla vita e trascorse le sue giornate nella biblioteca polverosa, dove aveva già lavorato, scrisse la sua storia e ogni tanto si recò al cimitero per portare sulla sua tomba una corona di fiori.

Fonte: http://it.wikibooks.org

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05/07/2007

Il cacciatore di aquiloni - Khaled Hosseini

Il cacciatore di aquiloni di Khaled Hosseini - Si dice che il tempo guarisca ogni ferita. Ma, per Amir, il passato è una bestia dai lunghi artigli, pronta a riacciuffarlo quando meno se lo aspetta. Sono trascorsi molti anni dal giorno in cui la vita del suo amico Hassan è cambiata per sempre in un vicolo di Kabul. Quel giorno, Amir ha commesso una colpa terribile. Così, quando una telefonata inattesa lo raggiunge nella sua casa di San Francisco, capisce di non avere scelta: deve tornare a casa, per trovare il figlio di Hassan e saldare i conti con i propri errori mai espiati. Ma ad attenderlo, a Kabul, non ci sono solo i fantasmi della sua coscienza. C'è una scoperta sconvolgente, in un mondo violento e sinistro dove le donne sono invisibili, la bellezza è fuorilegge e gli aquiloni non volano più. Trent'anni di storia afgana - dalla fine della monarchia all'invasione russa, dal regime dei Talebani fino ai giorni nostri - rivivono in questo romanzo coinvolgente e pieno d'atmosfera.

Fonte: www.bol.it